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L’accordo –La Cassa nazionale dei dottori commercialisti e l’Agenzia delle Entrate hanno congiuntamente sottoscritto una convenzione in base alla quale entrambi gli enti s’impegnano a uno scambio libero dei dati necessari ai fini dell’accertamento fiscale. In sintesi, l’ente previdenziale guidato da Walter Anedda ha deciso d’intraprendere un cammino parallelo a quello di lotta continua all’evasione tributaria condotto da sempre dall’Amministrazione finanziaria. Il progetto si presenta come la prima delle iniziative di tal genere, dedicate essenzialmente alla messa in sicurezza delle entrate erariali, quindi dei conti pubblici da esse dipendenti.
Il significato – Che significato ha una convenzione di tal genere? Ebbene, come si è visto, da oggi i due enti potranno tranquillamente condividere i data base contenenti determinate informazioni che potrebbero permettere al Fisco di individuare comportamenti illeciti dal punto di vista tributario. “Si tratta di uno strumento, già operativo, che consente la tempestiva verifica delle posizioni dei nostri iscritti tramite l'accesso diretto ai dati”, ha dichiarato Walter Anedda, presidente della Cassa nazionale di previdenza dei dottori commercialisti. In un certo senso, l’accordo testimonia che porre un argine al fenomeno è interesse non solo dello Stato, ma anche di enti privati che agiscono quotidianamente nella sfera fiscale.
Il dare e avere dei dati - Pertanto, le informazioni di cui è in possesso l’istituto di previdenza, lungi dall’essere spiattellate al Fisco in maniera arbitraria, verranno selezionate in base alle esigenze e solo se strettamente indispensabile. A ben vedere, l’Agenzia ha richiesto di poter entrare in contatto dei dati relativi ai trattamenti pensionistici erogati dalla Cassa e versati in Paesi diversi dal nostro. Ma non sarà uno scambio a senso unico, nel senso che anche la Cassa ha avanzato le proprie richieste agli Uffici tributari. “Diversi nostri iscritti fanno parte di strutture associate. Attraverso i dati dell'Agenzia delle Entrate possiamo verificare i dati dello studio associato che ci interessa e verificare se la percentuale riconosciuta dallo studio è la stessa di quella dichiarata dal professionista e se ci sono eventuali ulteriori redditi dichiarati da quest'ultimo utilizzando un altro codice. Altro esempio è relativo alla nostra attività in ambito assistenziale: poiché è necessario accertare lo stato di bisogno del richiedente, ora possiamo verificarne il patrimonio immobiliare”.
Il lavoro dell’Esecutivo - All’insegna dello sperato obiettivo circa la definitiva vittoria dello Stato sull’evasione fiscale, il Governo tecnico ha condotto numerose iniziative ed emanato altrettante disposizioni. Dunque, l’iniziativa portata avanti dall’Amministrazione finanziaria e dalle Casse previdenziali dei dottori commercialisti ben s’inserisce nel percorso intrapreso dall’Esecutivo. Nelle settimane scorse, ricordiamo, il presidente del Consiglio, Mario Monti, aveva dato il via a un progetto di contrasto alle attività illecite nei confronti del Fisco incrementando una sorta di task force, vale a dire una rete d’intesa della quale fanno parte le Agenzie delle Entrate, delle Dogane e del Territorio, la Guardia di Finanza e l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato. “Rigore, equità e sviluppo sono le linee direttrici fondamentali su cui si basa il nostro impegno per assicurare che il contrasto all'evasione fiscale sia efficace e non intrusivo – aveva spiegato il presidente Monti - Il recupero dell'evasione deve diventare uno strumento per migliorare l'efficienza del sistema economico in un quadro più equo. Nel 2011 grazie all'operato dell'Agenzia delle entrate e della Guardia di finanza sono stati recuperati 12 miliardi di euro. Ma si può e si deve fare di più. Dobbiamo continuare con rinnovata forza, perché se ognuno dichiara il dovuto, il fisco potrà essere più leggero per tutti. E' un impegno ineludibile che vogliamo raggiungere anche migliorando la trasparenza fiscale e il rapporto tra fisco e cittadini”. In sostanza, erano quattro gli obiettivi che il Governo si era imposto di raggiungere con siffatto dispiegamento di forze. In primo luogo, si è voluto rafforzare il processo di risanamento delle entrate erariali, secondariamente sono stati progettati piani di crescita a medio e lungo termine con investimenti sul rinnovo delle attività produttive. La terza fase prevede il controllo dei giochi e il contrasto alle situazioni illecite su questo fronte. Infine, sono state previste “riforme strutturali per contribuire a rafforzare il governo economico dell'Unione Europea”. Pertanto, è presumibile che il lavoro congiunto tra il Fisco e l’istituto di previdenza dei dottori commercialisti non sia che un tassello di questo lungo percorso finalizzato al risanamento dell’Erario e della cultura della legalità tributaria.