13 aprile 2016

COMMECIALISTI: LE PROPOSTE SUI CONTRATTI DI CONCESSIONE DI APPALTI PUBBLICI

Autore: ester annetta

In occasione dell’esame, presso le Commissioni Ambiente della Camera dei Deputati e del Senato, dello schema di Decreto Legislativo 28 gennaio 2016 n. 11, recante delega al Governo su “Disposizioni per l’attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi ai lavori, servizi e forniture” , il CNDCEC ha presentato lo scorso primo aprile un proprio documento contenente osservazioni e proposte sull’argomento.

Nel riconoscere l’estrema importanza di una normativa volta a riformulare la disciplina delle concessioni e degli appalti pubblici sia al fine di pareggiare la posizione del nostro Paese rispetto agli altri Stati Europei in termini d’ immediatezza ed adeguatezza di risposte alle esigenze di interventi pubblici per infrastrutture, sia nell’intento di combattere i numerosi ostacoli che spesso si frappongono alla completa realizzazione di opere pubbliche (lungaggini burocratiche, difetti di competenza e, non ultimi, fenomeni corruttivi), sia – infine – nella direzione di sostenere forme di partenariato pubblico privato in considerazione del sicuro risparmio economico da esso indotto, nel suo documento il Consiglio ha, anzitutto, evidenziato le attuali carenze della disciplina, così individuandole:
- necessità di migliorare il livello di competenza delle PP.AA. attraverso un adeguato supporto consulenziale per la valutazione dei piani economico-finanziari destinati agli appalti;
- necessità di creare strumenti più idonei alla valutazione dei rischi connessi agli investimenti in opere pubbliche e – parallelamente – alla valutazione della redditività da garantire alle stesse, in relazione alla tipologia di procedura, alla presenza di un contributo pubblico e al settore d’ intervento;
- ai fini di una maggiore trasparenza, opportunità di prevedere l’obbligo di costituire una società di progetto per investimenti d’ importo rilevante e per quelli in cui l’incidenza della contribuzione pubblica sia significativa;
- necessità di migliorare i meccanismi di qualificazione degli operatori economici, attraverso l’analisi di più adeguati e specifici indicatori di tipo quantitativo e delle opportune informazioni di tipo qualitativo;
- importanza di supportare il ricorso al partenariato pubblico-privato anche per il completamento e il riutilizzo di opere incompiute.
Tra le proposte avanzate dal CN per consentire di fronteggiare le necessità sopra esposte, nel documento si evidenziano, oltre quella di stabilire un grado di priorità alle opere che possono essere realizzate attraverso il ricorso a capitale privato, quella, in particolare, dell’attribuzione a soggetti dotati di adeguate competenze sia tecniche che economico-finanziarie – quali i commercialisti – del compito di valutare le diverse fasi della procedura di concessione degli appalti, dalla progettazione finanziaria all’analisi di costi-benefici alla bancabilità dei progetti. Da ciò anche l’utilità che, nell’Albo istituito presso l’ANAC, dal quale vengono sorteggiati i membri della commissione di aggiudicazione delle opere, siano compresi anche dottori commercialisti e che almeno un commercialista faccia comunque parte di detta commissione.

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