26 marzo 2026

Commercialisti, pubblicato il documento sulla tassonomia sociale

Il Consiglio e la Fondazione nazionali dei commercialisti presentano “Tassonomia Sociale applicata: Principi Guida”, uno studio che punta a definire criteri, indicatori e strumenti per misurare l’impatto sociale delle attività economiche e accompagnare imprese e investitori nella transizione verso modelli più sostenibili

Autore: Redazione Fiscal Focus

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti hanno pubblicato il documento “Tassonomia Sociale (o Social Taxonomy) applicata: Principi Guida”, dedicato agli aspetti definitori per la misurazione degli impatti, dei rischi e delle opportunità sociali delle attività economiche.

Il lavoro si inserisce nell’area di delega “Economia e fiscalità del lavoro”, seguita dai consiglieri nazionali Marina Andreatta e Aldo Campo, ed è stato elaborato dalla Commissione di studio “Lavoro e Tassonomia Sociale ESG”.

L’obiettivo della Commissione: integrare dimensione sociale e ambientale

La Commissione è nata con l’obiettivo di definire i principi guida della Tassonomia Sociale, coordinandoli con gli obiettivi e i criteri della Tassonomia Ambientale.

La composizione del gruppo di lavoro, caratterizzata dalla presenza di professionalità provenienti da diversi settori produttivi e dal mondo accademico, ha consentito di sviluppare un approccio multidisciplinare allo studio della materia.

Secondo gli estensori, il lavoro risponde a richieste provenienti dal settore finanziario, dagli operatori economici e da numerosi stakeholder, che da tempo segnalano la mancanza di strumenti adeguati per classificare e misurare l’impatto sociale delle politiche aziendali sulla produttività, sulle prestazioni, sull’adeguatezza rispetto ai bisogni delle persone e sulla creazione di valore sociale.

Il quadro normativo e la spinta della sostenibilità ESG

L’esigenza di una Tassonomia Sociale si colloca all’interno di un quadro normativo europeo, nazionale e internazionale sempre più articolato in materia di rendicontazione aziendale sulla sostenibilità ambientale, sociale e di governance, finanza sostenibile e tutela dei diritti umani e ambientali.

Il documento parte dalla consapevolezza crescente che la sostenibilità non possa essere limitata alla sola dimensione ambientale o al rischio climatico, ma debba includere in maniera piena anche le implicazioni sociali delle attività economiche.

In questo senso, i principi guida proposti mirano a integrare in modo organico i profili sociali e quelli ambientali, in linea con quanto già indicato dal Parere del Comitato economico e sociale europeo (CESE) e dal Final Report on Social Taxonomy, che hanno contribuito a delineare il percorso verso l’adozione di un futuro regolamento sulla Tassonomia Sociale.

Trasparenza, comparabilità e nuovi KPI per le imprese

Come si legge nella prefazione, affinché una Tassonomia Sociale possa essere adottata in modo diffuso è necessario costruire anzitutto un ampio consenso su alcuni aspetti definitori di fondo, così da garantire trasparenza, comparabilità e affidabilità dei risultati.

Solo su questa base sarà possibile individuare specifici indicatori di performance finanziaria (KPI) da integrare nella rendicontazione aziendale.

L’individuazione di un sistema di classificazione e di criteri chiari e univoci per definire un’attività non solo ecosostenibile, ma anche socio-sostenibile, viene descritta come una necessità strategica per le imprese, oltre che come un obbligo normativo. Allo stesso tempo, rappresenta uno strumento utile per gli investitori, chiamati a orientare i capitali verso attività e modelli economici con un impatto sociale positivo e rilevante.

I benefici attesi per mercato, lavoro e investimenti

Tra i benefici associati alla Tassonomia Sociale, il documento evidenzia non soltanto una maggiore capacità di orientare gli investimenti, ma anche effetti più ampi su efficienza del mercato, trasparenza, governance, leadership internazionale e riduzione dei rischi economici connessi ad attività socialmente dannose.

Particolare rilievo viene attribuito anche al miglioramento del contributo del mercato del lavoro, in un contesto in cui la misurazione della sostenibilità sociale può diventare una leva per promuovere modelli di sviluppo più inclusivi, equilibrati e attenti ai bisogni delle persone.

Il ruolo strategico del commercialista

Nel documento viene sottolineato anche il ruolo centrale del commercialista, che, con il supporto di professionalità multidisciplinari e del mondo accademico, può esercitare una duplice funzione strategica.

Da un lato, il professionista è chiamato a interpretare in modo competente il quadro normativo e ad analizzare criticamente le problematiche legate all’identificazione di sistemi per la classificazione e la misurazione delle attività economiche conformi ai criteri di sostenibilità sociale.

Dall’altro, può guidare l’impresa nell’implementazione di metodologie puntuali, rigorose e coerenti con gli obiettivi di accountability e con la gestione dei rischi di sostenibilità rilevanti per la continuità aziendale.

Una base di lavoro per il futuro della Social Taxonomy

Il documento si propone quindi come una base di lavoro utile a favorire il confronto tra professionisti, imprese, operatori finanziari e mondo accademico su una materia destinata ad assumere un peso crescente nel dibattito economico e normativo.

L’obiettivo finale è contribuire alla definizione di un sistema condiviso di criteri e strumenti capace di rendere la sostenibilità sociale un elemento sempre più concreto, misurabile e integrato nelle strategie aziendali.

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