12 ottobre 2011

Condono: il no del Cndcec

Il Cndcec fa sentire il proprio no secco a qualsiasi prospettiva di condono, ritenendo misure di questo genere inique e ingiuste, atte a incentivare l’evasione fiscale.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Il no del Consiglio Nazionale - I commercialisti non lo vogliono. Il condono, s’intende. E la ragione di questo rifiuto è che non può esser considerato alla stregua di una strategia seria al fine di far rientrare liquidità all’Erario, vale a dire a quello stesso ente che da più parti lotta a spada tratta contro lo straripante fenomeno dell’evasione fiscale. In un certo senso, è come se la categoria professionale che più di tutte sta a stretto contatto con contributi e Casse statali si chiedesse quale sia il pro di un eventuale procedere in direzione condonistica, una strada che la stessa categoria, per mezzo del Consiglio nazionale, giudica “iniqua e non risolutiva”. Oltre a ciò, una possibile applicazione di misure simili a quelle del 2002/2003, o del 1973 e del 1982, non risultano essere ampiamente giustificate dal momento attuale che il nostro Paese sta vivendo, sia in una visione prettamente economica, sia da un punto di vista politico. “Il condono è una misura una tantum – chiarisce Claudio Siciliotti, presidente del Consiglio nazionale della categoria - che non inciderebbe in modo concreto né sulla riduzione del debito pubblico né sul reperimento di risorse da destinare alla crescita”. A ben vedere, esso risulterebbe anche in qualche verso paradossale in quanto striderebbe con le politiche atte a fronteggiare l’evasione in merito agli oneri con l’Agenzia delle Entrate, peraltro portate avanti dal Ministero dell’Economia, dalla Presidenza del Consiglio e dagli stessi Uffici erariali.

L’analisi obiettiva - La contrarietà dei commercialisti non risiede nel dilemma se applicare o meno le misure in merito al condono che potrebbero esser introdotte dall’Esecutivo, ma mira a chiarire con franchezza che le stesse potrebbero in realtà non servire a molto. Il presidente Siciliotti specifica che nessun membro dell’Ordine si troverà nella situazione sgradevole di venir meno alle proprie funzioni non mettendo in pratica quanto potrebbe prevedere un provvedimento di questo genere. “Se il condono venisse introdotto – chiarisce il capo dei commercialisti italiani - i commercialisti lo applicherebbero con la consueta competenza e diligenza professionale a vantaggio dei propri clienti che richiedessero di avvalersene, esattamente come l'Agenzia delle Entrate diramerebbe, con pari efficienza tecnica, tutte le istruzioni necessarie per mettere cittadini e professionisti nelle condizioni di fruirne nei modi più proficui”. Il no chiaro e distinto del Consiglio nazionale si inserisce in una sorta di onestà intellettuale che spinge i commercialisti a riscontrare nel condono una sorta di facilitazione atta a bypassare, in maniera inconcludente, quelle decisioni che sarebbero davvero necessarie per l’assetto economico e politico dell’Italia. “Prima che tecnici, siamo cittadini di questo Paese, riteniamo corretto far sentire la nostra voce, al pari di quelle di altre componenti della società civile che già si sono espresse in questi giorni. Mai come ora è importante rifuggire da scorciatoie che, al di là di apparenti sollievi momentanei, avrebbero come unico effetto di medio periodo quello di far fare al Paese un altro giro di avvitamento su se stesso”.

Il paradosso - E sul contrasto tra misure anti-evasione ed eventuale provvedimento di condono tombale ritorna il presidente Siciliotti. Il leader dei commercialisti e degli esperti contabili non vede di buon occhio una strategia di siffatta natura in quanto applicarlo significherebbe incidere pesantemente, ancora una volta, su chi ha contribuito in maniera maggiore. In altre parole, il capo del Consiglio nazionale ritiene ingiusto parlare di condono tombale, poiché in base alla struttura che un tal provvedimento avrebbe chi ha versato di meno nel corso degli anni finirebbe anche col pagare di meno in fase di condono. In questo senso sarebbe un’eventualità ingiusta quella prospettata dall’applicazione della manovra condonistica; mentre risulterebbe iniqua in quanto, essendo una misura sporadica e non costante, risolverebbe il problema per un lasso di tempo relativamente breve. “L'unico sviluppo che sarebbe realmente in grado di assicurare – continua Siciliotti - è quello dell'evasione, in un Paese come il nostro che già oggi è secondo solo alla Grecia in questa triste classifica. Senza contare che sarebbe oggettivamente peculiare assistere al varo di un condono fiscale a meno di quattro mesi dal lancio di una massiccia campagna pubblicitaria che descrive l'evasore fiscale alla stregua di un parassita della società”.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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