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Il convegno - In tema di snellimento delle procedure di contenzioso tributario è intervenuta recentemente l’Associazione dei tributaristi italiani, che plaude alle ultime iniziative messe in cantiere dall’Amministrazione Finanziaria e allo stesso tempo ha organizzato un incontro per discutere il tema degli strumenti deflattivi del contenzioso tributario. Il prossimo 13 aprile si terrà infatti uno specifico convegno a San Giovanni Rotondo (Fg). L’intento dell’Associazione è quello di approfondire i rapporti con l’Agenzia avvalendosi altresì dell’intervento del relatore Vito Dulcamare, dei rappresentanti di Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate, oltreché del presidente nazionale Roberto Falcone, del delegato regionale Lapet per la Puglia Giuseppe Palmisano Pepe e dei presidenti provinciali di Foggia Michele Del Sordo e di Bari Giuseppe Siragusa.
Tributaristi e contenzioso - “Accogliamo positivamente il fatto che l’Agenzia, nel consigliare agli uffici periferici di abbandonare il contenzioso inutile e pretestuoso pendente, abbia inteso intervenire laddove già la Corte di Cassazione aveva preso posizione a favore del contribuente. Alleggerire l’amministrazione da tali liti, contribuisce da un lato a rendere la gestione del fisco in materia di contenzioso tributario più snella e dall’altro a venire in contro alle ragioni del contribuente. Avevamo infatti già avuto modo di evidenziare che perseverare nella pretesa è fortemente lesivo dei diritti costituzionali del contribuente in materia di capacità contributiva e soprattutto di difesa”, ha dichiarato Roberto Falcone in riferimento agli sforzi dell’Agenzia volti a ridurre il contenzioso tributario. Del medesimo parere è Giuseppe Siragusa, leader dei tributaristi di Bari, che ha sottolineato con non in tutti i casi intavolare una contestazione, da parte dell’Amministrazione Finanziaria, può essere considerato l’approccio ottimale per risolvere la questione. A tal proposito, proprio per meglio chiarire e individuare strategie più proficue e meno invasive, l’Associazione dei tributaristi vuole aprire un confronto anche per comprendere quali sono i canali concreti tramite i quali il contribuente può evitare di impelagarsi in controversie fiscali. “L'aumento della lotta all'evasione, l'inasprimento dei costi per accedere al contenzioso e l'accelerazione della riscossione a mezzo dell'esecutività degli avvisi di accertamento, sono solo alcune delle ragioni del successo degli istituti deflattivi del contenzioso tributario. Se a ciò si aggiunge che tali istituti hanno subito di recente diverse modifiche, tra cui l'introduzione del reclamo e della mediazione, il tema oggetto di studio appare oltreché di assoluta attualità, anche di estrema utilità”, ha concluso Ragusa.
Focus sulla mediazione - “Non ci meraviglia la presa di posizione della Ctp di Perugia che con l’ordinanza del 7 febbraio scorso ha evidenziato la mancanza del requisito di terzietà e sollevato il problema dell'obbligatorietà dell'istituto presso la Suprema Corte. Tali perplessità infatti avevamo già avuto modo di evidenziarle sul nascere dell’istituto. Considerando il fatto che, a seguito della fase di accertamento, per la definizione amministrativa degli atti, è competente il relativo ufficio legale dell’Agenzia, siffatto procedimento non sembra garantire la sufficiente terzietà del soggetto giudicante, con il conseguente rischio di far perdere tutta l’efficacia deflattiva del nuovo istituto. Sarebbe auspicabile pertanto rivedere il meccanismo anche per ciò che attiene l’obbligatorietà del reclamo che di fatto impedisce al contribuente di adire immediatamente la giustizia tributaria ai fini della provvisoria sospensione della riscossione del tributo. Stranamente, in tal senso, risultano più tutelati i contribuenti che ricevono atto di accertamento superiori a 20mila euro, rispetto a quelli che possono accedere alla mediazione tributaria. – ha sottolineato Roberto Falcone - Continueremo pertanto a segnalare le attuali discrasie nella certezza che la Corte Costituzionale modificherà, positivamente, il provvedimento nella direzione auspicata della maggiore efficienza ed equità”. A questo punto sarà la Corte Costituzionale a dover decidere sulla legittimità della mediazione, considerato che l’istituto, sorto per risolvere liti inferiori ai 20.000 euro, nel corso di quest’ultimo anno ha contribuito a risolvere il 50% delle controversie. Un ottimo traguardo, soprattutto tenendo presente la tempistica ‘dilatata’ che queste situazioni generalmente hanno.