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Etica ed economia - Commossa soddisfazione si legge tra le parole diffuse recentemente dai tributaristi della Lapet che, rivedendosi nelle parole di papa Francesco pronunciate in occasione dell’incontro coi nuovi ambasciatori accreditati presso la Santa Sede, hanno rimarcato il proprio impegno etico nello svolgimento della professione. “L'uomo deve essere al centro dell'economia. Giacché un buon sistema economico, per funzionare, non ha bisogno di regole soffocanti, ma di una cultura umana che consideri ogni persona un valore assoluto e i beni materiali mezzi da scambiare per vivere. Il denaro serve unicamente per governare la società. E cittadini poveri e ricchi hanno bisogno della stessa libertà per fare il bene comune e praticare la giustizia”, ha affermato il Santo Padre. Parole, queste, che, a parere del presidente Roberto Falcone, confermano i criteri operativi che da sempre animano la categoria dei tributaristi.
Il motore della felicità -Punti di svolta che l’associazione aveva già rimarcato ben cinque anni fa, quando il tema era stato approfondito in occasione del convegno svoltosi presso la Camera dei Deputati, dal titolo ‘La felicità come fattore del prodotto interno lordo – Dal paradosso al benessere sociale: un motore per l’economia’.
Il convegno del 2008 – L’evento, che si svolse a Montecitorio nel 2008, prendeva le mosse dall’insorgenza della crisi, ancora agli albori, con l’intensione di tratteggiare un percorso alternativo, basato su un’idea di produttività legata più al benessere e alla serenità sociale della persona, che al mero profitto. “Ogni giorno i mercati finanziari subiscono forti perdite, imprese chiudono, lavoratori sono licenziati o costretti alla cassa integrazione. Ogni giorno la conferma di aver finora inseguito un mito che non esisteva. Non è mai esistito – affermò all’epoca Falcone - Da questi fatti comprendiamo i limiti della finanza e l’inutilità dell’accumulo sfrenato di ricchezza. Su tutti emerge la centralità della persona. Dal benessere e dalla serenità sociale di quest’ultima, derivano i primi.Obiettivo del nostro convegno è proprio quello di verificare come si può superare il paradosso della felicità e costruire una società fondata sui veri valori”. La felicità, secondo il presidente Lapet, non può banalmente derivare ed essere proporzionale alla ricchezza. “E allora è più che normale chiedersi che senso abbia lavorare di più per stare peggio”, era il quesito quanto mai attuale. “Benché infatti sia evidente che la felicità di cui stiamo parlando riguarda più la soddisfazione sociale, lo stato di benessere del cittadino, legato a condizionamenti quali ambiente, lavoro o equità e non la felicità privata che attiene alla sfera delle relazioni personali, come un amore, un figlio o la fede, questi fattori tuttavia condizionano tutto il resto. E viceversa. Non possiamo essere pienamente contenti e liberi nella nostra vita personale se la società in cui viviamo condiziona in noi comportamenti, desideri e persino sentimenti. Ecco perché, soprattutto in questo momento in cui tutti i valori materiali stanno crollando, si stanno sgretolando e polverizzando, il conto in banca e la ricchezza accumulata non fanno la vera felicità. Sembra retorica, ma è proprio così ed i fatti lo dimostrano. È arrivato il momento di prendere coscienza di quello che troppo spesso predichiamo, ma troppo poco mettiamo in pratica: ritrovare i legami sociali. Non è difficile capire dove si trovino adesso perché è evidente che li abbiamo seppelliti sotto l’individualismo insito nella modernità. È invece ora di riscoprire il principio di reciprocità vale a dire quello che cristianamente, umanamente, definiamo fraternità. Dal legame tra le persone nasce quel bene relazionale che ci dà la gioia di vivere, e in ambito professionale, di lavorare. Pensiamo a chi opera nelle cooperative sociali, nel settore del consumo critico, della finanza etica e del commercio equo solidale. Al Banco alimentare o alle banche del tempo. Perché stanno crescendo negli ultimi anni queste realtà? Perché mentre il resto del mondo è avviluppato nel paradosso della felicità dal quale, forse soprattutto per inerzia, non riesce a districarsi, il terzo settore ha scoperto la via d’uscita. Come? Da profano posso dirvi che non c’è altro arcano e incomprensibile segreto che non sia noto all’essere umano sin da quando viene al mondo se non quello di investire sulla persona”, fu la conclusione del presidente.