20 luglio 2012

Il gusto amaro della crisi

I professionisti alla prese con la grave difficoltà economica che ha colpito il nostro Paese
Autore: Redazione Fiscal Focus

La crisi e i professionisti - Il mondo professionale è colpito ormai su più fronti. Da un lato v’è una riforma che, sebbene per buona parte risulti accettabile, per il restante insieme di disposizioni non risponde affatto agli auspici delle categorie. In più è anche da considerare l’anomala situazione che ha visto un Esecutivo, nello specifico il Ministero della Giustizia, agire senza alcun interesse a interpellare le professioni anche solo per comunicare quanto deciso. Dall’altro lato si pone la madre di tutti i mali, ossia questa devastante e spossante crisi economica che in Italia sta giocando un ruolo di fondamentale importanza in tutti i campi della sfera economica e, com’era da aspettarsi, non ha lasciato immune neanche la sfera delle professioni. Nei mesi scorsi s’era detto che le categorie delle libere professioni avrebbero dovuto combattere unite per vedersi rispettati i diritti, a questo punto appare però chiaro che l’unità auspicata si è realizzata sul fronte della recessione. Il comparto professionale, infatti, sta vivendo in maniera trasversale le difficoltà generate da questa epoca completamente investita dalla crisi economica e che non accenna a evidenti miglioramenti. A farne le spese, ancora una volta, non sarà solo il singolo professionista o la sua categoria di appartenenza, bensì l’intero circuito economico italiano che viene colpito in ciò che può essere indicato come il suo cuore pulsante.

I sintomi della crisi - Ovvio che a risentire in prima battuta dei sintomi della recessione ancora lungi dall’essere superata non sono gli Ordini in generale, ma gli studi in particolare, soprattutto quelli di piccole e medie dimensioni. I primi fattori di questa crisi economica sono la diminuzione costante dei clienti e i ritardi in merito ai versamenti dei compensi sia dai privati sia, soprattutto, dalla Pubblica amministrazione, soggetti questi che saldano la pendenza col professionisti in un lasso di tempo che oscilla dai sei ai nove mesi. In sostanza, alla fine del 2012 gli studi professionali registreranno il 30% in meno dei ricavi. Inevitabili conseguenze di una situazione di siffatta natura sono i licenziamenti e la cassa integrazione a carico dei dipendenti degli studi. In altri termini, il professionista non riesce a mantenere in piede la propria autonoma organizzazione, pertanto è costretto a tagliare il superfluo per poter rientrare con le spese. Le sforbiciate colpiscono inevitabilmente gli impiegati. Ciò implica un ulteriore ingrossamento delle file di disoccupati e cassaintegrati. Si genera quindi una sorta di circolo vizioso avente a un capo i clienti (pubblici e privati) che non pagano, e all’altro gli studi che per tirare avanti devono lasciare lungo la strada un anello della propria struttura organizzativa. Il fatto è che i professionisti sono messi innanzi a spese che non riescono più a fronteggiare, quali quelle di gestione, ma anche la forte pressione fiscale, gli oneri contributivi e anche, come s’è visto, i ritardi nel ricevere i giusti compensi sulle prestazioni fornite.

Le reazioni degli Ordini - Le professioni, come s’è visto, sono state colpite in maniera trasversale, senza alcuna esclusione di colpi. Sia gli Ordini più ricchi che quelli meno fortunati hanno subito e continuano a subire forti perdite a causa delle motivazioni più disparate, pur se tutte riconducibili al delicato periodo economico e finanziario che l’Italia sta attraversando. Quel che emerge dai dati estrapolati dalla situazione in atto è una variazione, minima, tra le condizioni dei professionisti che operano al nord e quelle dei loro colleghi del Meridione. “Il calo degli incassi di manifesta ovunque, però nel Sud arriva a toccare il 50 per cento – ha spiegato il vicepresidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Francesco Distefano – Con le difficoltà economiche per le imprese il lavoro si moltiplica, ma quando la liquidità scarseggia, le aziende devono pagare prima le tasse e i contributi”. Medesima osservazione è quella che emerge dal parere dei consulenti del lavoro, categoria presieduta da Marina Calderone che negli ultimi giorni, in qualità anche di presidente del Cup, ha sottolineato il malcontento nei confronti del Governo che non ha ritenuto di doversi confrontare col mondo professionale circa le questioni interne allo schema di regolamento presentato. “Sia gli operatori economici sia i cittadini hanno subito una forte diminuzione dei guadagni, dei risparmi e degli investimenti, per questo ci troviamo ogni giorno a fare i conti con le difficoltà che gli imprenditori devono affrontare per non chiudere le attività”, ha spiegato Rosario De Luca, presidente della Fondazione studi dei consulenti del lavoro.

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