22 dicembre 2011

Il SiC sfiducia il Consiglio Nazionale

Autore: Redazione Fiscal Focus

Il Sic - Al cospetto dei mutamenti politici, economici e sociali che sta vivendo negli ultimi mesi il nostro Paese, molte delle categorie professionali coinvolte nel processo di trasformazione non hanno potuto fare a meno di interrogarsi sul proprio ruolo e sulla posizione assunta e da assumere in futuro. Alcune di esse, come quella dei dottori commercialisti ed esperti contabili, hanno ritenuto che una vera svolta come forte segnale di svecchiamento dei tradizionali legami di categoria fosse ormai improcrastinabile. Entrando nel merito, emerge che sono state tante le ragioni che hanno condotto a un approdo nuovo sfociato nella nascita del Sindacato italiano Commercialisti, il SiC per intenderci. Ma la prima e fondamentale spinta che ha dato un chiaro e incisivo input affinché un guarnito e agguerrito gruppo di commercialisti ed esperti contabili si tendesse la mano e creasse una rete di tutela e salvaguardia della professione contro gli ostacoli interni ed esterni alla stessa, ebbene tale spinta iniziale è da riscontrarsi nella diffusa sensazione di avere alle spalle una dirigenza inadeguata, priva della forza e della volontà necessarie a sostenere e tutelare l’intera categoria di appartenenza.

L’origine - Il SiC ha visto la luce lo scorso lunedì 19 dicembre, a Perugia. A ben vedere, forte del richiamo di categoria che avanzava da più versanti la richiesta di maggiore unione e di estensione nazionale della presenza sindacale, il sindacato regionale dei Commercialisti Umbri ha inteso assumere le sembianze, la forza e il carattere, nonché lo status di sigla a risonanza nazionale, convertendosi nella formula battezzata SiC. All’origine si era trattato di un’iniziativa che andava a coinvolgere in maniera esclusiva gli Ordini dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Perugia e Terni, ben presto però l’evidente salire a galla di una diffusa esigenza di tutela effettiva per contrastare le diverse disposizioni governative, dal carattere annichilente più che riformativo, ha indotto gli ideatori del progetto a diffonderne la mission, al fine di istaurare dei legami e dei rapporti di risonanza nazionale. Tant’è che ben presto, da più parti della Penisola, sono pervenute risposte d’incoraggiamento e partecipazione, che hanno sospinto in avanti le ambizioni e i programmi del Sindacato umbro fino a farlo divenire una vera e propria presenza centrale per tutti i commercialisti italiani. A tal proposito, l’Assemblea svoltasi lunedì ha avuto come funzione preliminare quella di eleggere un Consiglio direttivo composto da esponenti degli Ordini provenienti dalle altre regioni italiane.

La doppia forza - Può dirsi a pieno titolo che il nuovo nato di Perugia oltre ad avere un ampio raggio nel quale avanzare proposte di crescita e di coesione, si avvarrà anche della presenza di due anime, una sorta di cuore pulsante bipartito in quelli che saranno gli apporti e gli stimoli sia dei dottori commercialisti che dei ragionieri commercialisti. Si tratta, in realtà, di due rami della medesima categoria professionale che si unirono all’insegna di una ritrovata collaborazione dell’attuale Ordine professionale e che, nel SiC, troveranno un parallelo modus operandi sia per quel che concerne le attività di gestione della categoria, sia in relazione alla tutela degli interessi più volte minati dalle scelte del Legislatore. Proprio questa confermata coesione all’insegna di un comune desiderio di sviluppo e miglioramento è certamente un’esperienza innovativa nel campo professionale, dove negli ultimi anni ha imperato la frattura a scapito di una forza di categoria che si è andata via via perdendo.

I programmi – Progetti da mettere in cantiere ce ne sono molti e ognuno di essi ha una ben precisa finalità, convogliabile nel generale obiettivo di un potenziamento del peso della categoria laddove si decide sul suo destino, ossia in quelle sfere governative che negli ultimi mesi hanno plasmato a proprio piacere i destini delle professioni. E ciò è accaduto, talvolta, anche in conseguenza al tacito assenso di quella classe dirigente che invece avrebbe dovuto difendere a gran voce gli interessi della categoria di appartenenza. Tirando le somme della per nulla eccellente situazione nella quale si sono ritrovati i commercialisti, il SiC ha fatto sapere, senza peli sulla lingua, di voler agire in maniera determinata col proposito di individuare soluzioni concrete alle non poche criticità emerse. Questa è una delle motivazioni che ha addotto ad argomento della propria tesi il presidente pro tempore, Maurizio Staffa. Il parere del leader sindacale è che ormai si è giunti al punto in cui ignorare “l’assoluta carenza di rappresentanza” non è più possibile. Proprio per questo, il SiC a voce unanime ha chiesto una presa di coscienza al Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili che si traduca nelle immediate dimissioni del presidente Claudio Siciliotti e dell’intero team dei consiglieri nazionali. Ritornare alla base per iniziare un nuovo percorso, così può essere parafrasato il piano proposto dal Sindacato italiano dei commercialisti guidato da Staffa. Anche perché si è ormai ramificata tra i commercialisti del Belpaese la consapevolezza di esser rimasti soli, privi di protezione da chi di dovere, e tale abbandono si è tradotto in disposizioni governative controproducenti per la categoria, quali la modifica della composizione dei collegi sindacali, le preannunciate norme sulla contabilità delle piccole imprese e il tutoraggio fiscale.

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