23 giugno 2015

La FNC analizza il Tuir: “schizofrenia normativa”

Autore: Redazione Fiscal Focus

Una “schizofrenia normativa”, che difficilmente può essere spiegata con l’evoluzione del contesto economico e sociale degli ultimi 30 anni: sono queste le parole del presidente della Fondazione nazionale commercialisti, Giorgio Sganga, nel commentare i risultati dell’analisi condotta sulle modifiche intervenute nel Testo unico delle imposte sui redditi (Tuir) dalla sua adozione a oggi.

776 modifiche fino ad oggi; una ogni 13 giorni. Un numero impressionante, che i professionisti sono stati costretti a rincorrere ogni anno, affannosamente, dal 1986 ad oggi.

Questo senza contare le c.d. “modifiche fuori Tuir” che, pur riguardando le imposte, sui redditi non hanno trovato spazio nel nostro Testo Unico.
Moltissime sono state infatti le novità che il Legislatore ha deciso di collocare in altre disposizioni, creando ancor più confusione in questo già complesso quado normativo. Si pensi, per tutte, alle disposizioni sulla cedolare secca e all’Ace.

Il quadro generale

Il Testo unico è solo una parte del grande “mosaico delle imposte” che è stato costruito nel nostro Ordinamento.
Norme che si rincorrono, che interpretano, che rinviano l’entrata in vigore e che derogano, fanno però di questo importante “tassello normativo” una matassa quasi impossibile da dipanare.

Ma ad essere modificati sono anche altri ambiti. Si pensi, per tutte, all’Iva. La Fondazione nazionale commercialisti rileva come sia necessaria un’ulteriore indagine specifica solo per questo comparto, per non parlare delle altre imposte indirette come, per esempio, quelle sulla casa o sulle successioni.

I benefici per l’Erario

Tutte queste modifiche normative hanno effettivamente portato dei benefici per l’Erario?
La Fondazione nazionale commercialisti non intravede alcun effetto positivo, anche in considerazione del fatto che i conti pubblici sono sempre più deficitari.

Viene inoltre sottolineato come, molto spesso, l’introduzione di una nuova imposta non preceduta da un’accurata analisi del contesto economico e sociale porta con sé un maggior gettito nel breve periodo, ma può avere effetti negativi nel lungo termine.

La posizione dei commercialisti

Cosa chiedono dunque i commercialisti? È questo l’interrogativo che la stampa specializzata pone alla categoria, i quali non fanno attendere loro risposta: il rispetto delle regole.

Rispetto soprattutto dello Statuto del contribuente, in virtù del quale ogni modifica legislativa non può avere effetto retroattivo né produrre i propri effetti prima di 60 giorni.

Tenendo sempre in debito conto le disposizioni che già ci sono nel nostro Ordinamento sarà infatti possibile procedere ad una “risistemazione strutturale delle norme tributarie in tema di imposte sui redditi”, che, per così dire, rappresenta l’obiettivo ultimo.

Solo in questo modo, infatti, è possibile chiedere ai contribuenti e ai professionisti che li assistono la corretta applicazione delle norme: impresa altrimenti davvero molto ardua nel groviglio normativo oggi vigente.

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