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Carissimi,
sono ormai più di due mesi che sento parlare della questione Aosta senza per questo mai intervenire, cosa che avrei continuato a fare se non avessi letto che il presidente Siciliotti ha pubblicamente parlato di trasferimento "fasullo" e richiesto un intervento chiarificatore.
Intanto mi preme rappresentarVi la mia soddisfazione per vedermi attaccato dai miei avversari per il caso Aosta, il che significa che sul mio conto c'è poco da dire, pensate che cosa avrei subito se fossi stato sanzionato da Banca d'Italia per carenza di controllo o rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta come altri illustri Colleghi che, comunque, sono certo sapranno dimostrare la loro innocenza; ma allo stato questo è. Eppure si continua a parlare di Aosta dimenticando, fra l'altro, che questa nostra Categoria mai come in questo momento è stata bistrattata e messa da parte.
Lo scandalo e la preoccupazione di alcuni sta nel fatto che questa estate ho chiesto ed ottenuto il trasferimento dall'Ordine di Paola a quello di Aosta, indicando come domicilio professionale l'abitazione di due onesti lavoratori di origini calabresi che da tempo risiedono in quel territorio. Gli ospitali miei corregionali hanno giustamente dichiarato che non esistono contratti scritti di alcun tipo che dimostrino la mia presenza in quel luogo, ma mai hanno dichiarato e, tanto meno potranno dichiarare, che l'apposizione della tanto discussa minuscola targa indicante le mie generalità possa essere stata opera di ignoti.
La verità è una sola: avevo necessità di dichiarare un momentaneo indirizzo di riferimento ed ho accettato la disponibilità che alcuni amici mi hanno offerto. Questo è accaduto in estate e alla ripresa del lavoro post-feriale (quindi dopo circa un mese) ho trasferito il mio domicilio in uno studio attrezzato con tanto di contratto scritto. Se questo è un delitto, cosa non condivisa dalla maggior parte dei professionisti, ne pagherò le conseguenze. Ricordo a me stesso che la Cassazione ha più volte sentenziato che, ai fini del trasferimento del domicilio professionale, è inizialmente sufficiente la "intenzione del professionista di attuare un (ulteriore) luogo di esercizio della propria attività".
Il mio è un caso unico. In Italia non è mai accaduto che l'iscrizione o il trasferimento di un professionista sia stato bloccato per accertamenti di natura giudiziaria aventi a oggetto esclusivamente la variazione del proprio domicilio professionale tipo quelli effettuati sulla mia persona; accertamenti che, guarda caso, sono stati solertemente richiesti alla Procura di Aosta da nostri "premurosi" Colleghi.
Ho sempre avuto fiducia nella giustizia e ho preso serenamente atto della volontà del P.M. di Aosta, non altrettanto di quella del Consiglio Nazionale che è stata espressa in evidente e conclamato conflitto di interesse.
Sono certo che il Ministero della Giustizia saprà di par Suo intervenire sulla vicenda e, in ossequio ai propri poteri-doveri di vigilanza, riportare l'"ordine" in seno al nostro Consiglio Nazionale, in cui negli ultimi tempi, per mera convenienza personale, sono stati stravolti elementari e fondamentali principi e prassi consolidate.
Basti pensare alla velocità, ancor prima che il Ministero intervenisse, con cui è stato trattato dal Consiglio Nazionale il caso Aosta, diversamente dalla lentezza dei casi Enna e Bari, grazie anche alla "disponibilità" dei rappresentanti di quest'ultimo Ordine.
Basta, quindi, con i colpevoli silenzi. Ho contestato e pubblicamente denunciato il modo con cui Siciliotti ha gestito il Consiglio Nazionale sin dal lontano 2010; la mia dissidenza, sia sul piano politico che sul piano della spesa, è nota a Tutti ed è questo l'unico motivo per cui ho ritenuto e ritengo che necessita una guida diversa.
Il mio trasferimento ad Aosta, tanto discusso, ha comunque portato la lista Longobardi ad avere (con o senza Bari ed Enna) molti più consensi rispetto alla lista Siciliotti e credo sia questa l'unica cosa che fa male ai "benpensanti".
Un'ultima notazione: subito dopo aver appreso l'esito del voto, quindi ancor prima del ricorso del P.M. di Aosta, ho manifestato a Siciliotti e a suoi "vicini" la mia più ferma convinzione che una Categoria così divisa non poteva essere governata da nessuna delle due parti e che l'unica cosa da fare era quella di ritornare al voto, forti della esperienza che in campagna elettorale ci aveva visti così divisi. La mia convinzione e la mia interlocuzione con gli stessi soggetti è stata ancora più forte al nascere delle prime contestazioni. Il denominatore comune di ogni mio dire in questo contesto è sempre stato: "ovviamente io Giorgio Sganga non sono interessato a far parte di nuovi o vecchi schieramenti", ebbene la risposta è sempre stata, così come avete avuto modo di leggere, "no, andiamo fino in fondo". Questa è la realtà dei fatti e piaccia o non piaccia, io Giorgio Sganga così come ho rinunciato a una comoda poltrona, sol che fossi rimasto buono buono sul carro di Siciliotti, sono prontissimo a mettermi da parte, parimenti a quanto altri dovrebbero fare nell'interesse supremo di una Categoria che ha bisogno di risollevarsi dal baratro in cui è precipitata a causa di una sconsiderata e non condivisa politica professionale. Qualcuno scioccamente bisbiglia che il mio atteggiamento sarebbe un segno di debolezza; niente di più falso, è solo la volontà di un semplice iscritto a riportare la diversità di opinioni nei giusti canoni, al di là dei ricorsi e controricorsi.
Dichiarandomi sempre pronto a confronti pubblici per meglio chiarire le posizioni di ognuno, Vi ringrazio dell'attenzione.
Giorgio Sganga