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L’istituto mediativo - Il cosiddetto decreto del ‘fare’ ha dato una vera e propria virata alla piega che aveva preso il discorso sulla conciliazione. In sostanza, dopo mesi di sospensione circa l’obbligatorietà di ricorrere all’istituto, la mediazione è stata reintrodotta per la risoluzione di controversie civili e commerciali nell’arco di tre mesi, senza alcuna imposizione, tassa o altri oneri di natura fiscale, e a costi relativamente bassi. “Oggi, la mediazione civile, oltre che un obbligo di legge, sta diventando un istituto a cui sempre più cittadini e imprese ricorrono anche aldilà dell’obbligatorietà, per risolvere problemi legati ad appalti, forniture, recuperi crediti, etc.”, ha spiegato Roberto Falcone, presidente nazionale tributaristi Lapet.
L’accesso e i professionisti mediatori – Si può avere accesso all’istituto mediativo, al fine di portare a conclusione una controversia civile, avvalendosi di un Organismo riconosciuto dal Ministero della Giustizia. Tale Organismo provvederà a rendere disponibile per entrambe le parti contendenti un mediatore professionista. Quest’ultimo dovrà essere competente non solo nella materia d’oggetto del conflitto, quanto anche delle metodologie proprie della mediazione e della negoziazione. La risoluzione della controversia dovrà non solo soddisfare le esigenze delle parti, ma anche sviscerare le questioni di diritto ivi connesse. “Il procedimento di mediazione ha costi calmierati in tutto o in parte coperti da crediti d’imposta ai fini IRPEF per privati e condomini e ai fini IRAP per professionisti e imprese. Ne consegue che, per controversie di valore sino ad 25mila euro, grazie al sistema di crediti d’imposta, il servizio di mediazione può essere, di fatto, gratuito. Le parti, depositando una semplice istanza presso la segreteria dell’Organismo di mediazione, per le materie obbligatorie, entro 30 giorni saranno convocate ad un incontro di programmazione gratuito. In caso di prosecuzione del procedimento, entro 30 giorni dal deposito dell’istanza, la procedura dovrà concludersi e, in caso di accordo, il verbale che verrà redatto dal mediatore avrà valenza di titolo esecutivo”. ha dichiarato il tributarista Lapet Ivan Giordano, direttore scientifico Icaf-Istituto di Conciliazione e Alta Formazione.
La formazione dei professionisti mediatori – Queste sono le ragioni che spingono a ritenere di massima importanza la formazione dei professionisti mediatori e di quelle figure che li coadiuvano nello svolgimento dell’incarico di conciliazione. E proprio su questo cammino formativo sta lavorando l’organismo di mediazione AdrMedilapet di concerto con l’ICAF-Istituto di Conciliazione e Alta Formazione. I due enti stanno dando vita a un progetto di formazione dedicato ai tributaristi, al fine di rendere queste figure centrali nel contesto nella mediazione civile. Proprio in virtù di tali progetti, è attesa l’audizione in Senato, per il prossimo 19 settembre, del presidente Lapet Roberto Falcone e dello stesso Ivan Giordano. L’evento cade in occasione dell’inaugurazione dell’anno della mediazione promossa dal Forum Nazionale dei Mediatori presieduto dal Senatore Gabriele Albertini, di cui Giordano è Coordinatore Responsabile per la Lombardia. La Lapet, attraverso i suoi rappresentanti, intende così accendere un focus sulla necessità di emanare un provvedimento specifico per i titolari di partita IVA (professionisti ed imprese) al fine di favorire il ricorso all’istituto della mediazione. L’auspicio dei tributaristi è che in questo provvedimento possa confluire l’“obbligatorietà per soggetto, ovvero l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione quando una parte è titolare di partita IVA. Questa, secondo Falcone e Giordano, potrebbe rappresentare un’importante leva di rilancio dell’efficienza delle nostre imprese, soffocate dalla difficile gestione delle controversie e dalla scarsa liquidità derivante dalle criticità nel recupero dei crediti”.