3 maggio 2011

Per scelta o per bisogno?

Sono molte le persone che hanno lavorato durante il primo maggio. Oltre 4 milioni e mezzo

Non c’è orario lavorativo, le vacanze sono flessibili e le feste “comandate” non sono poi così intoccabili. È l’esercito dei lavoratori autonomi che dettano i loro ritmi in base alle esigenze del mercato e della concorrenza. E, in tempo di crisi, è davvero troppo facile trovare chi preferisce qualche euro in più alle ferie. Senza contare che, in giorni come il primo maggio, la paga è più alta. E allora camerieri, agricoltori, medici, tramvieri… insomma tutti quei lavoratori h24 invece di andare a “festeggiarsi” scelgono il lavoro.
In tutto, secondo le stime della Cgia di Mestre, sono ben un milione e mezzo le persone che possono decidere se e quanto lavorare anche nei giorni di festa. Un milione e mezzo di lavoratori autonomi che si aggiungono ai 3 milioni di lavoratori dipendenti normalmente occupati la domenica.
Tra questi ci sono anche i commercialisti. In qualità di liberi professionisti sono loro che decidono il ritmo del lavoro a seconda delle pratiche da sbrigare. Spesso, anche questa categoria sacrifica la domenica, le ferie e feste come il primo maggio. La scelta è libera, certo. Ma ci si potrebbe chiedere se è, in qualche modo, indotta. Indotta da un mercato del lavoro che ha una concorrenza spesso al “ribasso”, in cui è difficile inserirsi. I giovani professionisti fanno spesso fatica ad avviare la propria attività, hanno poco tempo a disposizione per sbagliare e farsi esperienza. E il ritorno economico non è subito soddisfacente.
Il lavoro nobilita l’uomo, ma non esaurisce le sue sfaccettature. E allora bisogna interrogarsi sulla qualità di vita delle prossime generazioni e sullo stato del mercato del lavoro oggi, quale futuro offre. Ognuno dei lettori può dare la propria risposta.
C’è chi del lavoro non può fare a meno né a Natale o a Ferragosto e c’è chi vorrebbe, ma non può.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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