21 settembre 2012

Registro revisori: commercialisti schiacciati dalla burocrazia

Senza mezzi termini l’Ungdcec delinea le vere ragioni del passaggio, sottolineando gli scarsi benefici per la collettività.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Burocrazia in stallo - In merito al passaggio di consegne per quel che concerne la gestione del Registro dei revisori legali degli enti locali, quel che intravede l’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili è uno scenario poco confortante per il quale non sembra neanche possibile confidare in una “soluzione positiva” a portata di mano. Il rimprovero alla stagnante condizione della burocrazia italiana è per nulla velato e il pensiero del leader della sigla sindacale, Eleonora Di Vona, corre ai suoi giovani colleghi che, carichi di speranze all’ingresso in categoria, rimangono con un pugno di mosche e mille disillusioni da mettere in tasca.

La gestione in mano al Cndcec e il passaggio
- Non ha peli sulla lingua il presidente dell’Unione nazionale dei giovani commercialisti quando afferma che la scelta di trasferire la gestione del Registro non è da ricondurre alla necessità di contenere i costi, quanto alla volontà di far estendere una certa “sfera d’influenza”. Tant’è che finora la gestione, posta in mano alla società facente capo al Cndcec, non ha manifestato problemi di sorta, anzi è andata a migliorare le pesanti e problematiche condizioni nelle quali vessava il Registro. La Di Vona individua diverse ragioni che, negli scorsi anni fino al 13 settembre 2012, hanno avvalorato l’affidamento dell’organismo ai commercialisti. “La prima: la funzione di revisore costituisce una delle attività tipiche, eppur non esclusive, della professione di dottore commercialista e di esperto contabile. La seconda: a parte assolutamente preponderante degli iscritti al registro è rappresentata da professionisti che risultavano iscritti prima agli Albo dei dottori commercialisti e all'Albo dei ragionieri e poi all'Albo unico dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. La terza: una delle ragioni, negoziate all'epoca con la politica e le istituzioni, per cui i due Albi dei dottori commercialisti e dei ragionieri si accorparono nell'Albo unico dei dottori commercialisti e degli esperti contabili fu proprio quello di dare vita a un'unica professione giuridico-economico-contabile che potesse trovare, compatibilmente con le direttive europee sulla materia, il riconoscimento della propria centralità rispetto alla funzione di revisione. La quarta: anche prima dell'affidamento della gestione del registro dei revisori ai commercialisti italiani, erano comunque essi a occuparsene presso il ministero competente, mettendogli a disposizione le necessarie risorse e professionalità”. Ora tutto è finito, anche perché nessuno sul fronte politico ha saputo difendere una gestione che andava bene così com’era.

Efficienza ed economicità – Che non vi fosse nulla di eccessivo o poco corretto nell’amministrazione condotta dalla società del Cndcec lo dimostrano i fatti. Questa, in sintesi, la posizione dell’Unione giovani. In prima battuta, i commercialisti hanno gestito il Registro in maniera efficiente, creando un data base puntuale e affidabile, tant’è che il presidente Di Vona non nasconde il dubbio che forse questa sia una delle motivazioni che ha spinto i Ministeri competenti a farselo affidare. La seconda caratteristica della gestione del Cndcec è stata l’economicità. I commercialisti non hanno sprecato le risorse concesse loro, anzi hanno fatto in modo di convogliare al Ministero della Giustizia la parte dei contributi eccedente affinché il dicastero potesse coprire altre spese ( spesso non inerenti al Registro).

Cosa ci guadagna lo Stato – Lo Stato inteso come collettività non ci guadagna nulla da questo trasferimento, né in termini economici né dal punto di vista amministrativo. Anzi, è il caso che possa anche rimetterci. Lo Stato inteso come apparato burocratico e ministeriale avrà tutto da guadagnarci. “Toccherà a loro gestire il relativo budget (che sicuramente esploderà, scaricando i maggiori oneri in aumenti della tassa di iscrizione), disporre assunzioni e creare poltrone dirigenziali all'interno della pubblica amministrazione. È proprio vero: allo Stato non interessa controllare che le regole vengano rispettate da chi gestisce. Allo Stato interessa solo gestire e, divenuto controllore di se stesso, farlo secondo logiche che nulla hanno a che vedere con quella efficienza ed economicità che, in questi anni, nella gestione del registro sono state assicurate”.

Il Cndcec – Ciò detto, la sigla sindacale guidata da Eleonora Di Vona ben comprende l’atteggiamento diplomatico dei vertici del Consiglio nazionale, che sono chiamati a collaborare coi Ministeri. Allo stesso tempo però “sempre in ragione di quella stessa diversità dei ruoli, anche laddove questo ‘scambio di prigionieri’ si perfezionasse con soddisfazione reciproca, il nostro punto di vista non cambierebbe, perché non è questo lo Stato con cui vogliamo confrontarci e una vergogna, buono o cattivo che ne sia l'esito finale, resta sempre una vergogna”, conclude la Di Vona.

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