12 dicembre 2012

Revisori: accesso sbarrato ai giovani

Ungdcec, delusa dalla gestione del Registro, lamenta difficoltà d’accesso per i giovani
Autore: Redazione Fiscal Focus

Il giudizio negativo dell’Unione - Ancora una volta l’Unione nazionale dei giovani dottori commercialisti ed esperti contabili tuona su una decisione normativa che mal si adatta alle esigenze dei professionisti iscritti al Cndcec. Nello specifico, il nuovo allarme lanciato dalla sigla sindacale guidata da Eleonora Di Vona riguarda le recenti disposizioni inerenti la costituzione del Registro dei revisori degli enti locali, che hanno visto l’esclusione di migliaia di dottori commercialisti ed esperti contabili per quelle che appaiono alla stregua di mere motivazioni burocratiche riguardanti la denominazione delle aree di appartenenza dei crediti formativi acquisiti. “I gravi ed inaccettabili disagi vissuti in questi giorni dai liberi professionisti che svolgono, o intendono svolgere, la funzione di revisore negli enti locali sono figli di una disciplina che, pur partendo da finalità lodevoli, è stata rovinata da scelte sbagliate da parte del legislatore prima e vere e proprie forzature da parte del Ministero dell’Interno poi. Male quindi non soltanto la gestione della disciplina transitoria per la prima istituzione del registro fino al 28 febbraio 2013, ma anche molti punti della disciplina a regime”, con queste parole l’Unione esordisce nel giudicare le suddette dinamiche palesatesi nelle scorse settimane.

Ritornare sui propri passi per andare avanti – Il parere della sigla di categoria è che la disposizione debba essere rivisitata, in particolare per quel che concerne la clausola dell’anzianità di iscrizione all’Albo o al registro, considerata dall’Unione quale prova di evidente volontà discriminatoria da parte del legislatore. L’associazione di categoria ritiene infatti che si sia al cospetto di un “principio antimeritocratico per eccellenza, privo di qualsivoglia pregnanza rispetto a logiche di specializzazione professionale e tanto più inaccettabile perché determina un oggettivo allontanamento dei giovani professionisti da un importante sbocco professionale, in totale dispregio alle logiche di avvicinamento dei medesimi ai mercati professionali che vengono invece sempre sbandierate come giustificazione di interventi di riforma delle professioni ordinistiche”.

Gli errori dell’Interno
– Per quel che concerne poi le questioni aperte con il Ministero dell’Interno, l’Unione afferma nella nota diffusa ieri che siano due i punti sui quali il dicastero ha dimostrato debolezza. In primo luogo, la sigla parla della disposizione sulla “disciplina transitoria (non si può prevedere retroattivamente, sul triennio 2009 -2011, un obbligo di formazione specialistica che all'epoca non sussisteva e tanto meno si può arrivare all'assurdo di non prevedere nemmeno che, chi ha ricoperto nel medesimo periodo incarichi di revisione negli enti locali, si consideri già solo per questo qualificato ai fini della prima iscrizione nel registro, in attesa dell'entrata in vigore della disciplina a regime)”. Il secondo punto posto in evidenza dell’Unione si riferisce alla “gestione della formazione specialistica (troppo ed inutilmente invasivo il ruolo che il Ministero ha voluto ritagliarsi, con conseguente appesantimento delle procedure, dilatazione dei tempi e rischi di black out burocratici, oltre a evidenti aggravi dell'attività dei suoi uffici, con inevitabile corollario di costi impliciti ed espliciti per la collettività)”. Si tratterebbe, in sostanza, di disposizioni che appesantiscono l’apparato ponendo degli inutili ostacoli soprattutto ai giovani commercialisti e alle rispettive possibilità di crescere professionalmente avvalendosi anche della revisione degli enti locali. “Il Ministero dell'Interno – spiega la nota dell’Unione - ha infatti di propria iniziativa previsto che, per poter essere sorteggiati nei Comuni di medie e grandi dimensioni o nelle Province, sia necessario possedere anche il requisito del previo espletamento di incarichi di revisione in altri enti locali”.

Le ingiustizie – Quanto fin qui illustrato testimonia, secondo l’Unione, il fatto che questa nuova gestione del registro sia deludente e per nulla propizia al lavoro dei commercialisti e dei revisori. In particolare, la denuncia della sigla presieduta dalla Di Vona è che siffatte disposizioni impediscano il tanto decantato accesso ai giovani professionisti. Ciò detto, l’Unione conclude assicurando che “continuerà in ogni opportuna sede a battersi perché il legislatore elimini il requisito della mera anzianità e il Ministero dell'Interno si ravveda sulle altre problematiche che discendono direttamente da quanto stabilito nel suo infelice decreto, a cominciare da una disciplina transitoria che, in sede di prima istituzione del registro, deve consentire l'iscrizione a tutti coloro che, nella previgente disciplina, sarebbero risultati in astratto nominabili”.

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