29 giugno 2012

Riforma professionale in marcia verso l’approvazione

Cndcec: rivedere tema tirocini, formazione e provvedimenti disciplinari. Confprofessioni: necessario definire identità professioni regolamentate.
Autore: Redazione Fiscal Focus

I tempi della riforma - Il 22 luglio è la data termine entro la quale il governo auspica l’approvazione dello schema di regolamento delle professioni presentato dal Guardasigilli Severino. Già dalle pagine della nostra testata sono state evidenziate le molte voci fuori dal coro che, dal versante delle diverse categorie, hanno fatto sentire la propria contrarietà su non pochi punti del Dpr. Intanto però l’approvazione deve essere celere e indolore, secondo quanto si ritiene sia il parere esecutivo. Posticipate a una data successiva eventuali modifiche.

Le date e i pareri - Mentre però sul campo delle professioni si sono aperte polemiche in merito a diversi fattori, quali il tirocinio e la formazione obbligatoria, il testo è stato inviato alle commissioni parlamentari già dal 22 giugno. Attualmente è la commissione Giustizia di Montecitorio ad avere tra le mani il Dpr e ha annunciato che sarà pronta a licenziarlo all’inizio della prossima settimana. Ora, se per il 22 luglio si attendono tutti i pareri delle commissioni, entro il 9 si attende l’ufficializzazione del parere del Consiglio di Stato.

Le richieste dei commercialisti – A battere il pugno sul tavolo per chiedere una revisione dei provvedimenti in merito ai tirocini e alla formazione è il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili tramite il consigliere Andrea Bonechi, che ha la delega in questo campo. La convinzione di Bonechi è che il presente Dpr sia un “percorso a ostacoli che, tra l’altro, crea un distacco sostanziale con la frequenza nello studio vera e propria”. In sostanza, la proposta è che l’obbligatorietà relativa alla formazione venga soppressa e sostituita con la scelta facoltativa, spostando la frequenza al periodo universitario e non durante la pratica. Anche per quel che concerne i procedimenti disciplinari, la posizione del Cndcec è abbastanza chiara. “Sarebbe opportuno – continua Andrea Bonechi – che i consigli di disciplina siano composti da soggetti diversi dai consiglieri degli ordini, nominati dagli stessi, ma diversi dall’ordine oggetto di disciplina”.

La polemica sulla definizione delle regolamentate – Ora, sarebbe errato affermare che il disagio manifestato degli Ordini professionali del Paese si sia limitato a indicare come fonte di malessere l’inaccettabile questione del tirocinio e della formazione dei praticanti. In realtà, tali tematiche possono essere riviste, ma c’è però una clausola che le categorie pretendono che sia inserita prima della definitiva approvazione. In sostanza, la richiesta è che nel testo si specifichi la definizione di professioni regolamentate, il chiarimento dovrà essere redatto in maniera chiara e scevra di interpretazioni plurime. A porre il focus su siffatto aspetto dello schema di regolamento è stato Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni. Il punto è che il Dpr va a modificare quel che finora si è inteso per professione regolamentata, ossia quella categoria iscritta a un Albo professionale. Il nuovo regolamento potrebbe far intendere la definizione anche in senso estremamente lato, includendovi categorie che non rispondono ai requisiti di quelle ritenute, ad oggi, regolamentate. Davanti a una tale prospettiva, il presidente Stella ha rintracciato la formazione di un più complesso progetto “mirato a svilire il ruolo delle professioni ordinistiche a vantaggio di altri soggetti”.

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