25 luglio 2026

Tax Control Framework, i commercialisti chiedono la proroga della certificazione al 31 dicembre 2026

Le imprese che hanno presentato domanda di ammissione all’adempimento collaborativo nel 2024 e nel 2025 potrebbero avere tre mesi in più per certificare il sistema di controllo del rischio fiscale. Il CNDCEC propone al MEF di spostare la scadenza dal 30 settembre alla fine dell’anno, così da garantire verifiche più accurate e uniformi

Autore: Lucia Giampà

Differire dal 30 settembre al 31 dicembre 2026 il termine per la presentazione della certificazione del Tax Control Framework da parte delle imprese che hanno trasmesso la domanda di ammissione al regime di adempimento collaborativo nel corso del 2024 e del 2025.

È questa la richiesta avanzata dal Consiglio Nazionale dei Dottori commercialisti e degli Esperti Contabili al Ministero dell’Economia e delle Finanze. La proposta mira a concedere ai professionisti incaricati un periodo più ampio per completare le attività di analisi e rilasciare una certificazione pienamente rispondente alle finalità della disciplina.

Il termine attualmente previsto è fissato al 30 settembre 2026. La categoria propone di spostarlo alla fine dell’anno, senza modificare gli obblighi posti a carico delle imprese e senza attenuare il rigore delle verifiche richieste.

L’eventuale slittamento, pertanto, avrebbe natura esclusivamente temporale e sarebbe destinato a incidere sulle domande di ammissione presentate nelle annualità 2024 e 2025.

La funzione della certificazione del Tax Control Framework

Il Tax Control Framework rappresenta il sistema attraverso il quale l’impresa individua, misura, gestisce e controlla il rischio fiscale connesso alla propria attività. La sua adeguatezza costituisce uno degli elementi centrali per l’accesso e la permanenza nel regime di adempimento collaborativo.

La certificazione deve attestare, sulla base di una valutazione professionale indipendente, che il sistema adottato dall’impresa sia adeguato e affidabile. Non si tratta, dunque, di un adempimento meramente formale, ma di un’attività che richiede l’esame dell’organizzazione aziendale, dei processi decisionali e delle procedure predisposte per prevenire, intercettare e gestire i rischi di natura tributaria.

Il professionista è chiamato a valutare anche la concreta applicazione delle procedure definite dall’impresa. La semplice esistenza di protocolli o documenti interni non è sufficiente se il sistema non risulta effettivamente integrato nei processi aziendali e non consente di monitorare tempestivamente le aree di rischio.

Per il presidente del CNDCEC, Elbano de Nuccio, proprio la rilevanza attribuita alla certificazione rende necessario assicurare tempi compatibili con la complessità delle verifiche. La proroga consentirebbe ai professionisti di svolgere l’incarico con maggiore accuratezza e coerenza rispetto agli obiettivi perseguiti dalla riforma.

Un quadro applicativo ancora in evoluzione

A sostegno della richiesta viene richiamata anche la progressiva definizione del quadro applicativo e interpretativo della nuova disciplina.

La novità e la complessità della materia rendono fisiologico un completamento graduale delle indicazioni operative. Alcuni aspetti devono ancora essere chiariti o consolidati, con la conseguenza che i professionisti possono trovarsi a svolgere le verifiche mentre criteri e modalità applicative sono ancora in corso di definizione.

Secondo il vicepresidente del Consiglio nazionale e delegato alla fiscalità, Vincenzo Moretta, il differimento permetterebbe di recepire pienamente le indicazioni che saranno fornite e di applicare parametri il più possibile chiari, uniformi e condivisi.

L’obiettivo è evitare che certificazioni relative a imprese con caratteristiche analoghe siano predisposte sulla base di interpretazioni o criteri non omogenei. Un quadro più definito dovrebbe agevolare sia il lavoro dei professionisti sia la successiva attività di valutazione dell’Agenzia delle Entrate.

La scadenza di settembre rischia di comprimere le verifiche

Il termine del 30 settembre potrebbe concentrare in un periodo eccessivamente ristretto una serie di attività nuove, articolate e particolarmente delicate.

La certificazione può richiedere l’acquisizione di documenti, l’analisi delle procedure aziendali, lo svolgimento di interlocuzioni con le funzioni interne coinvolte e l’approfondimento delle aree caratterizzate da un maggiore rischio fiscale. Occorre, inoltre, valutare la coerenza tra il sistema formalmente descritto e il suo effettivo funzionamento.

Una tempistica troppo compressa rischierebbe di incidere sulla profondità dell’istruttoria e sulla qualità finale del lavoro. I tre mesi aggiuntivi richiesti dai commercialisti consentirebbero, invece, di completare le attività avviate, approfondire gli aspetti più complessi e risolvere eventuali criticità riscontrate nel corso delle verifiche.

Il maggior termine potrebbe risultare utile anche alle imprese, chiamate a collaborare con i certificatori mettendo a disposizione informazioni, procedure, documentazione e personale interno. La certificazione presuppone, infatti, un confronto articolato tra professionista e organizzazione aziendale, difficilmente compatibile con tempi particolarmente ridotti.

Una proroga per rafforzare l’adempimento collaborativo

La proposta del CNDCEC non mira a ridimensionare gli obblighi previsti dalla disciplina. Al contrario, la categoria ritiene che un periodo più ampio possa rafforzare la qualità e l’affidabilità dell’intero processo di certificazione.

Certificazioni più solide rappresentano una garanzia per l’impresa, per il professionista incaricato e per l’Amministrazione finanziaria, che può disporre di una valutazione maggiormente approfondita sull’idoneità del sistema di controllo del rischio fiscale.

Il differimento al 31 dicembre 2026 sarebbe quindi funzionale a rendere più efficace l’istituto dell’adempimento collaborativo, favorendo un rapporto fondato sulla trasparenza, sulla prevenzione dei rischi e su un’interlocuzione più consapevole tra contribuente e Agenzia delle Entrate.

In attesa di un eventuale intervento del Ministero dell’Economia e delle Finanze, tuttavia, la scadenza operativa rimane fissata al 30 settembre 2026. 

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