17 giugno 2013

Tributaristi tra semplificazioni e redditometro

Ok al governo sulle semplificazioni, ma c’è ancora da lavorare su redditometro e speso metro.
Autore: Redazione Fiscal Focus

I temi di riflessione - Semplificazioni e redditometro sono i temi sui quali si è recentemente soffermata l’associazione italiana dei tributaristi, guidata da Roberto Falcone. In riferimento alla prima questione, i tributaristi hanno espresso la propria soddisfazione in merito all’operato del governo, confermando altresì l’impegno già dimostrato nel cooperare e confrontarsi su ambiti fiscali. Mentre per quel che concerne lo spesometro e il redditometro, recentemente bocciati anche dalla Corte dei Conti, l’associazione ha ribadito la propria perplessità.

La semplificazione – I tributaristi si sono lungamente soffermati sui nuovi interventi predisposti dal governo Letta nel campo delle semplificazioni burocratiche. In particolare, l’associazione ha dichiarato di aver visto di buon occhio la decisione della squadra esecutiva di accorpare in due sole scadenze fisse all’anno delle date degli adempimenti amministrativi e fiscali, utilizzando un metodo quindi già in adozione in altri Paesi dell’Unione. La Lapet, nel corso degli anni, si era già espressa in favore di questa soluzione, auspicando che la stessa fosse introdotta nel nostro sistema come ora è effettivamente avvenuto. Inoltre, l’associazione, come di consueto, si è rivolta anche quest’anno al nuovo ministro dell’Economia e delle Finanze, Fabrizio Saccomanni, chiedendo di unificare tutti i termini di presentazione delle dichiarazioni fiscali in un’unica data, accorpandoli quindi al 31 dicembre dell'anno successivo al periodo d'imposta di riferimento. “Abbiamo costantemente evidenziato la necessità di interventi rivolti a scongiurare in modo definitivo la corsa contro il tempo a cui i tributaristi sono soggetti nell’espletamento della loro attività dichiarativa. – ha spiegato Roberto Falcone - Ogni anno assistiamo al ripetersi di uno strano rituale tra Amministrazione finanziaria, professionisti e Caf. La prima impegnata a rincorrere istruzioni, circolari, programmi di controllo, studi di settore, circolari rettificative, mentre i secondi sempre pronti ed intenti, giustamente, a richiedere proroghe delle scadenze fiscali. La richiesta e il relativo ottenimento di proroghe dei termini di presentazione delle dichiarazioni, non è più sufficiente a risolvere l’annosa questione. E’ giunto il momento di risolvere definitivamente il problema e, la strada che abbiamo suggerito potrebbe essere quella percorribile”.

Redditometro e spesometro – In riferimento al giudizio negativo espresso dalla Corte dei Conti nel Rapporto 2013 sullo spesometro e sul redditometro, la Lapet ribadisce che ad essere posti sotto sorveglianza speciale non sarebbero in realtà gli strumenti in sé, quanto il loro utilizzo e il clamore che hanno suscitato. “Il problema dell’evasione fiscale è rilevante nel nostro Paese, ma sono dell’avviso che attiene più al principio della compliance fiscale che non agli strumenti coercitivi. Il contribuente, nel momento in cui ha il sentore e verifica praticamente che le imposte sono effettivamente utilizzate per erogare prestazioni efficaci ed efficienti, è portato autonomamente a versare le imposte. – ha chiarito Roberto Falcone - Ben vengano i sistemi di lotta all’evasione fiscale, ma bisogna salvaguardare sia il principio di equità fiscale che di difesa del contribuente, il quale deve potersi opporre alle presunte pretese del fisco”. Inoltre per quel che concerne sempre il redditometro, la Lapet dichiara che “difficilmente, davanti alle Commissioni Tributarie, il fisco avrà alte probabilità di vittoria, anzi sono convinto del contrario. Le attuali norme non prevedono la contabilità familiare, se il fisco italiano vuole emulare il sistema fiscale statunitense, allora le famiglie devono poter dedurre tutti i costi, così come avviene in Usa, dove le famiglie sono trattate come piccole aziende”. Ciò detto, è chiaro che i tributaristi hanno accolto con favore la posizione della Corte dei Conti che va ad avvalorare le loro già espresse perplessità. “Il redditometro è uno strumento che può essere utilizzato bene per attuare il cosiddetto principio di equità fiscale. Tuttavia presuppone che gli elementi che compongono questo sistema siano tali da rappresentare efficacemente e in maniera veritiera la realtà economica del contribuente. Non ci sembra che anche l’attuale versione del redditometro possa rappresentare l’effettiva capacità contributiva così come prevista dai nostri principi costituzionali. Se è pur vero che un contribuente intanto può spendere se guadagna, per cui l’entità delle spese configurano, a monte, un'eventuale redditualità, è altrettanto vero che l’Amministrazione Finanziaria non può utilizzare metodi statistici, addirittura facendo riferimento, per quanto riguarda i consumi, alle medie Istat”, conclude Roberto Falcone.

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