7 giugno 2022

Riforma tributaria: da tutelare l’interdisciplinarietà

Autore: Rachela Pozzato
Il disegno di legge recante “Disposizioni in materia di giustizia e di processo tributari”, approvato dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze Daniele Franco e del Ministro della giustizia Marta Cartabia, è volto a realizzare entro la fine di quest’anno l’obiettivo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza di snellire le tempistiche del contenzioso tributario. Una direzione presa alla luce dell’impatto che questo può avere sulla fiducia degli operatori economici e che possa ridurre, contestualmente, l’elevato numero di ricorsi in Cassazione. Tra i punti cardine dell’intervento normativo vi è però anche quello della professionalizzazione dei magistrati tributari, attraverso il loro reclutamento a tempo pieno mediante un concorso. Una scelta, questa, ben accolta dal Consiglio nazionale dei commercialisti e dall’associazione dei professori universitari in diritto tributario, nonché nella stessa direzione dalla quasi totalità dei disegni di legge presentati negli ultimi anni.

A scontrarsi, però, proprio con quest’aspetto di un effettivo rafforzamento della specializzazione dei giudici tributari è il nuovo articolo 4-bis, che riserva l’ammissione al concorso solo ai laureati in giurisprudenza. A sottolineare questa discrasia è lo stesso presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Elbano de Nuccio, in una lettera inviata proprio alla Ministra Cartabia, al Ministro Daniele Franco e ai presidenti delle Commissioni Finanza e Giustizia di Camera e Senato. L’esclusione dal concorso dei laureati in economia genererebbe, oltre che un’evidente disparità di trattamento, una limitata interdisciplinarità, privando la giustizia tributaria di quel bagaglio di specifiche competenze tecnico-professionali nelle materie fiscali, di contabilità aziendale e bilancio, fondamentali per il giudizio tributario di merito. Competenze, peraltro, non rinvenibili nei laureati in giurisprudenza, tanto più laddove si consideri che proprio le competenze tributarie dei Commercialisti hanno, fino ad oggi, assicurato interventi puntuali e trasversali delle attuali Commissioni tributarie.

Quella tributaria è una giustizia iperspecialistica complessa, che in quanto tale richiede collegi giudicanti puntuali ed esperti, capaci di spaziare dalle materie più propriamente giuridiche a quelle di diritto tributario e di contabilità aziendale e bilancio, come è poi richiesto dagli stessi esami del concorso. Va da sé, dunque, come ricorda e sottolinea de Nuccio nella lettera a Governo e Parlamento, che un candidato laureato in economia che superi le prove di esame nelle materie previste potrebbe garantire una maggiore multidisciplinarietà, senza rischiare di perdere di vista l’obiettivo.

Quasi la totalità delle materie previste in sede d’esame per la nomina a magistrato tributario, infatti, sono note ai laureati in economia, rendendoli così candidati idonei e perfettamente legittimati a rientrare tra gli ammessi al concorso, mentre, al contrario, il corso di laurea in giurisprudenza non prevede come obbligatorie le materie di diritto tributario e di contabilità aziendale e bilancio. È proprio per tutelare l’esistenza di figure complete e competenti, dunque, che nella lettera si delinea chiara la posizione del Consiglio nazionale dei commercialisti e rimarcata dal suo presidente che chiede così di modificare l’attuale testo normativo, per garantire la migliore selezione possibile dei futuri magistrati tributari.
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