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Editoriali

4 novembre 2019

Categoria infangata: basta subire!

A cura del Direttore Antonio Gigliotti

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Cari amici, Cari colleghi,

“Commercialisti brutti, sporchi e cattivi”. E’ questo il messaggio che va di moda, il mantra, la fissazione di taluni. Una fissazione cresciuta esponenzialmente negli ultimi tempi, non ci è dato a sapere se a causa di un’improvvisa quanto ingiustificata antipatia nei nostri confronti, o magari perché gli esperti (perché questo siamo, esperti in fisco) abbiano avuto ragione di criticare le continue modifiche che si vuole apportare con la manovra, obbligando la politica ad un numero di retromarce delle quali ormai si è perso il conto, e che (forse) hanno causato qualche imbarazzo di troppo.

Quali che siano le motivazioni, in ogni caso il segno è ormai passato da un pezzo, e se in ogni occasione vi è sempre una goccia che fa traboccare il vaso, per quanto mi riguarda, la goccia, l’enorme goccia, è costituita da un articolo recentemente apparso su L’Espresso - direttore responsabile Marco Damilano - a firma Floriana Bulfon.

Il titolo dell’articolo è già di per sé uno schiaffo poderoso a tutti noi: “Consulenti, commercialisti e riders. Quelle agenzie che aiutano a frodare lo stato per centinaia di milioni”. Poco sopra, quello che in termini giornalisti si definisce “civetta”, ovvero un titoletto per far comprendere di quale argomento si stia parlando. Questo titoletto, magnificamente centrato sulla parola ‘Commercialisti’ è: “L’Italia in nero”.
Io mi domando, e vi domando: ma come è possibile che possa essere pubblicato un titolo di questo genere? Perché poi, cari amici, dovete sapere che vi è anche un risvolto paradossale: leggendo il pezzo, si scopre che la nostra categoria viene citata una sola volta, in termini tanto generalisti ed indeterminati da far letteralmente salire il sangue alla testa.

Il contesto è quello di un giro di fatture false, offerto da non meglio specificate “società” che si occuperebbero di fornire un servizio “chiavi in mano” agli evasori, offrendo – e cito testualmente – “consulenti, commercialisti e persino camminatori come Ivan”.

Tralasciamo il ruolo di questo fantomatico Ivan, cui evidentemente si riferisce il termine riders del titolo (con buona pace della categoria dei riders, anch’essa troppo spesso usata come arma di battaglia) e concentriamoci su quelli che sono i problemi di casa nostra.

Da poche parole, due per l’esattezza, una nel titolo, l’altra riproposta nel lungo articolo che riguarderebbe un complesso sistema di frode fiscale, ecco che - come per incanto - i Commercialisti diventano il male dell’Italia, gli aiutanti degli evasori, forse persino le menti stesse delle frodi.

Ma quali Commercialisti? E si tratta davvero di Commercialisti? E quanti sono i Commercialisti eventualmente coinvolti? Domande importanti, che potrebbero almeno in parte giustificare un attacco tanto pesante e frontale. Peccato che nessuna di queste domande trovi risposta nell’articolo. L’importante, a quanto pare, è far passare il messaggio di una categoria corrotta, e poco importa verificare o dimostrare in base a quali risultanze oggettive.

E ancora non basta, perché quand’anche vi fossero effettivamente dei Colleghi implicati, evidentemente non è stato ritenuto importante nemmeno controllare se gli stessi siano stati sanzionati dall’Ordine, e ancor meno – anzi, lo scopo parrebbe essere proprio quello opposto – ricordare che le mele marce, potenzialmente, risiedono in ogni categoria.

O vogliamo dire che, siccome vi è stato qualche magistrato corrotto, allora l’intera magistratura è corrotta? O magari che siccome qualche medico è stato pizzicato a sponsorizzare determinati medicinali sulla scorta di indebiti benefit economici, allora ogni medicina che ci viene prescritta non deriva da effettivo bisogno e dalla professionalità di chi ci assiste, bensì da un bieco mercimonio?

E che dire dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate? Vogliamo negare che alcuni, e solo alcuni, siano stati pizzicati a manipolare verifiche dietro corresponsione di tangenti? Eppure, chi si sognerebbe di dire che l’Agenzia delle Entrate è corrotta?

Eppure, ecco il famoso fascio di erba, a mettere alla berlina i Commercialisti. Tutto questo su l’Espresso, gruppo De Benedetti - insieme a Repubblica, tanto per ricordarlo. Testate che non hanno mancato di dimostrare un irragionevole odio nei confronti dei professionisti, generalizzando, attaccando, avvelenando il pensiero comune con allusioni la cui indeterminatezza non è più tollerabile.

Cari signori estensori di questa perla di giornalismo, lasciate che vi spieghiamo l’evidenza. Tra i commercialisti, forse, può anche esserci qualche disonesto, come in qualsiasi altra categoria. E se accade, il disonesto viene cacciato, perché la sua presenza danneggia tutti i professionisti, quelli veri. Una stragrande maggioranza di persone oneste, pulite, dedite ad un lavoro sempre più bistrattato, massacrato e massacrante.

Meritiamo rispetto, cari signori. Lo meritiamo perché ce lo siamo guadagnato, e perché osserviamo rigorosamente il nostro codice deontologico.

Un codice che anche i giornalisti hanno, e che in questa occasione dovrebbe essere interpellato. Si impone come doverosa una verifica a carico di chi ha redatto questo articolo, del direttore responsabile, e di chiunque abbia concorso alla produzione e pubblicazione di un simile affronto.

Faccio appello al nostro Consiglio Nazionale, affinché intervenga con prontezza e con la dovuta decisione nelle sedi opportune. Perché noi saremo anche utili al Paese, anzi, lo siamo, ma tutto questo non servirà a nulla se continueremo a permettere a chicchessia di infangarci in questa maniera, senza combattere con ogni mezzo a nostra disposizione. Meritiamo rispetto, e dobbiamo pretenderlo.
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