16 settembre 2022

Documenti non esibiti ai verificatori. La prova in giudizio è limitata solo in caso di dolo

Cassazione tributaria, ordinanza depositata il 15 settembre 2022

Autore: Paola Mauro
Il Giudice non può utilizzare ai fini della sua decisione la documentazione contabile non fornita in sede di verifica soltanto se emerge che la stessa è stata dolosamente occultata nel corso dell’accesso, dove era stata puntualmente richiesta dagli organi di controllo al contribuente.

È quanto emerge dalla lettura dell’ordinanza n. 27158/2022 della Corte di Cassazione (Sez. V civ.), depositata il 15 settembre.

Il caso - La controversia – molto in breve - si riferisce ad alcuni avvisi di accertamento con cui l’Agenzia delle Entrate ha disconosciuto la deducibilità di costi e contestato, altresì, la mancata annotazione di corrispettivi nelle scritture contabili dell’impresa, oltre che la simulazione di una compravendita immobiliare, con conseguente ripresa di importi IVA, IRES e IRAP e irrogazioni di sanzioni.

Ebbene, quanto sopra è avvenuto a carico di una Società esercente l’attività di “supermercati”, e il ricorso in Cassazione è stato proposto dalla curatela fallimentare, oppostasi alla decisione favorevole al Fisco pronunciata dalla Commissione Tributaria Regionale del Lazio.
Detto ricorso si è articolato in molteplici motivi, tra cui quello – che la Suprema Corte ha accolto – incentrato sulla violazione e falsa applicazione delle seguenti norme tributarie: art. 10 c. 1 L. n. 212/2000, artt. 32 e 33 D.P.R. n. 600/1973 e 52 D.P.R. n. 633/1972.

Esattamente la ricorrente ha censurato la pronuncia impugnata per avere ritenuto operante il principio di inutilizzabilità dei documenti ai sensi dell’art. 32 del D.P.R. n. 600/73, senza in alcun modo indagare il profilo soggettivo, volontaristico e doloso, del contribuente alla base della mancata produzione documentale in sede di verifica.

Principi di diritto - Come anticipato, gli Ermellini hanno accolto la suddetta doglianza spiegando che:
  • In tema di accertamento tributario, occorre distinguere l’ipotesi in cui l’Amministrazione finanziaria richieda al contribuente documenti mediante questionario, ai sensi dell’art. 32 del D.P.R. n. 600 del 1973 in materia di imposte dirette, ovvero dell’art. 51 D.P.R. n. 633 del 1973 in materia di IVA, da quella avanzata nel corso di attività di accesso, ispezione o verifica ex art. 33 D.P.R. n. 600 cit., quanto all’imposizione reddituale, ed ex art. 52 D.P.R. n. 633 cit., quanto all’IVA, poiché – ferma restando la necessità, in ogni ipotesi, che l’Amministrazione dimostri che vi era stata una puntuale indicazione di quanto richiesto, accompagnata dall’espresso avvertimento circa le conseguenze della mancata ottemperanza – nel primo caso, il mancato invio nei termini concessi della suindicata documentazione equivale a rifiuto, con conseguente inutilizzabilità della stessa in sede amministrativa e contenziosa, salvo che il contribuente non dichiari, all’atto della sua produzione con il ricorso, che l’inadempimento è avvenuto per causa a lui non imputabile, della cui prova è, comunque, onerato; nel secondo caso, invece, la mancata esibizione di quanto richiesto ne preclude la valutazione a favore del contribuente solo ove si traduca in un sostanziale rifiuto di rendere disponibile la documentazione, incombendo la prova dei relativi presupposti di fatto sull’Ufficio finanziario;
  • In tema di imposta sui redditi, la dichiarazione del contribuente di non possedere libri, registri, scritture e documenti, specificamente richiesti dall’Amministrazione finanziaria nel corso di un accesso, preclude la valutazione degli stessi in suo favore in sede amministrativa o contenziosa e rende legittimo l’accertamento induttivo solo ove sia non veritiera, cosciente, volontaria e dolosa, così integrando un sostanziale rifiuto di esibizione diretto ad impedire l’ispezione documentale, poiché l’art. 52, comma 5 del D.P.R. n. 633 del 1972, a cui rinvia l’articolo 33 del D.P.R. 600 del 1973, ha carattere eccezionale e deve essere interpretato alla luce degli articoli 24 e 53 della Costituzione, in modo da non comprimere il diritto di difesa del contribuente e da non obbligare lo stesso a pagamenti non dovuti, sicché non può reputarsi sufficiente, ai fini della preclusione, il mancato possesso imputabile a negligenza o imperizia nella custodia e conservazione della documentazione contabile.
Nel caso di specie, la C.T.R. ha dunque errato – proprio come denunciato dalla contribuente – a valorizzare il dato oggettivo della mancata produzione in sede di verifica della documentazione, trascurando di vagliare l’aspetto intenzionale e doloso alla base della stigmatizzata inerzia.

Sotto questo profilo, pertanto, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di secondo grado e disposto, per l’effetto, il rinvio della causa alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio, in diversa composizione, per nuovo esame.
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