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Il decreto bollette, nato con l’obiettivo di sostenere famiglie e imprese contro il caro energia, trascura nei fatti i professionisti. È la denuncia di Lapet, nell’ambito di Assoprofessioni, di cui è socio fondatore, contenuta nella memoria depositata presso la Commissione Attività produttive, commercio e turismo della Camera dei Deputati.
Secondo la confederazione, il provvedimento presenta un nodo di fondo: il perimetro dei beneficiari è costruito intorno al concetto di impresa e alle utenze non domestiche, senza un richiamo esplicito ai professionisti come categoria economica autonoma, nonostante questi sostengano costi energetici rilevanti per l’esercizio della propria attività.
“Il decreto àncora il perimetro dei beneficiari al concetto di impresa e/o alle utenze non domestiche, senza un espresso richiamo ai professionisti come categoria economica autonoma, pur essendo essi titolari di costi energetici rilevanti per lo svolgimento dell’attività”, spiega Roberto Falcone, presidente nazionale Lapet e segretario generale di Assoprofessioni.
Per Assoprofessioni, la formulazione della norma determina una discriminazione fondata più sulla veste giuridica che sulla sostanza economica dell’attività svolta. Il testo, infatti, non include in modo esplicito le utenze intestate a persone fisiche esercenti arti e professioni, né adotta una definizione di impresa o operatore economico tale da ricomprendere il lavoro autonomo.
Da qui, il rischio di letture restrittive nella fase applicativa e comunicativa del decreto, con l’effetto di confinare i benefici alle sole imprese in senso stretto. In un impianto normativo che si presenta come intervento a favore di “famiglie e imprese”, l’assenza di una previsione chiara per le professioni finisce così per lasciare scoperta l’equiparazione tra micro-attività economiche e impresa.
Nella memoria tecnica vengono individuati due fronti di criticità. Sul versante elettrico, la norma destina risorse alle utenze non domestiche, ma non precisa se tra queste rientrino anche quelle intestate a persone fisiche che svolgono attività professionale. Una lacuna che, secondo Assoprofessioni, potrebbe tradursi in interpretazioni restrittive da parte dei fornitori o dell’amministrazione, con l’esclusione dei professionisti dalla riduzione dei costi.
Ancora più netta, secondo la confederazione, la penalizzazione sul fronte del gas. In questo caso la misura è rivolta espressamente alle imprese e prevede soglie di consumo superiori a 80mila standard metri cubi annui, parametri calibrati su profili industriali e quindi difficilmente compatibili con l’attività professionale. “Il professionista quindi non è solo non nominato: è tecnicamente non intercettato dall’architettura della misura”, sintetizza Falcone.
Assoprofessioni sottolinea poi un possibile effetto sistemico della norma. Il professionista che opera in forma societaria, come nel caso delle Stp o di altre forme organizzative societarie, tenderebbe infatti a ricadere più facilmente nel perimetro di impresa o di utenza non domestica, risultando quindi potenzialmente beneficiario.
Diversa la situazione del professionista individuale che, in assenza di un aggancio normativo esplicito, rischia di restare escluso, soprattutto sul fronte gas, anche per effetto della struttura tecnica della misura.
A sostegno della propria posizione, la confederazione richiama la Raccomandazione UE 2003/361/CE, secondo cui è impresa “qualsiasi entità che eserciti un’attività economica, indipendentemente dalla forma giuridica”, con un’esplicita inclusione dei lavoratori autonomi.
Il punto, per Assoprofessioni, è che la tutela della competitività del sistema economico non può limitarsi alle imprese in senso societario, ma deve comprendere anche il lavoro autonomo professionale, che rappresenta una componente strutturale del tessuto produttivo.
“Ignorare i professionisti nella redistribuzione degli aiuti energetici significa creare una distorsione del mercato, penalizzando inoltre chi ha scelto la forma individuale per esercitare la propria attività”, conclude Falcone.