17 marzo 2026

Decreto bollette, verso un correttivo per i professionisti

Aperture in Parlamento sulle proposte correttive al decreto, ma torna al centro il tema della rappresentanza e dell’equiparazione dei professionisti alle imprese

Autore: Redazione Fiscal Focus

L’esclusione dei professionisti dai benefici previsti dal decreto bollette riporta al centro del dibattito il tema della rappresentanza del lavoro professionale e della sua effettiva equiparazione al sistema d’impresa. A sollevare nuovamente la questione è la Lapet, nell’ambito di Assoprofessioni: queste questioni sono finalmente approdate in Parlamento, dove diversi deputati hanno presentato proposte correttive in linea con le indicazioni contenute nella memoria depositata presso la Commissione Attività produttive, commercio e turismo della Camera.

Il presidente nazionale della Lapet, Roberto Falcone, ha espresso apprezzamento per l’attenzione istituzionale ricevuta, sottolineando però che il punto non può esaurirsi in una correzione tecnica del testo. “Ringraziando per la sensibilità mostrata, auspichiamo il definitivo accoglimento di tali modifiche”, ha dichiarato. Ma, ha aggiunto, “tale ‘dimenticanza’ ci porta a riflettere sulle cause che possono averla determinata: dal nodo della rappresentanza, all'equiparazione alle imprese”.

Esclusione non episodica, ma strutturale

L’estromissione dei professionisti dalle misure di sostegno non rappresenta infatti un fatto isolato, bensì l’ennesima manifestazione di una impostazione legislativa che continua a non riconoscere pienamente il ruolo economico del comparto professionale.

L’associazione osserva che, nonostante il peso del settore nel tessuto produttivo nazionale, il legislatore continua a collocare i professionisti in una posizione sostanzialmente marginale, come se si trattasse di una componente accessoria e non di una parte strutturale del sistema economico.

A conferma di tale impostazione, Falcone richiama quanto già avvenuto durante l’emergenza pandemica: “La storia si ripete - ricorda Falcone -. Sin dai tempi della pandemia, quando la nostra associazione dovette intervenire con forza per ricordare che i sostegni economici spettavano di diritto anche ai professionisti, assistiamo a una dimenticanza sistematica”.

Il nodo della rappresentanza

Il tema centrale resta quello della rappresentanza. D'altronde, la sovrapposizione tra funzioni ordinistiche e funzioni associative è una delle cause della debolezza negoziale del comparto.

Questione che si intreccia con il dibattito in corso sulla riforma degli ordinamenti professionali, attualmente all’esame del Parlamento. In questo contesto, alcune proposte normative tendono ad attribuire la “rappresentanza della categoria” ai consigli nazionali e agli ordini territoriali. Una prospettiva che l’associazione considera impropria.

Ordini pubblici, associazioni rappresentative

Gli ordini professionali restano enti pubblici non economici, chiamati per legge a tutelare l’interesse generale e il corretto esercizio della professione. La loro funzione consiste nel vigilare sugli iscritti, tenere gli albi, presidiare il rispetto delle regole deontologiche ed esercitare il potere disciplinare.

Proprio per la loro natura pubblicistica e per l’adesione obbligatoria, gli ordini sarebbero tenuti a una posizione di neutralità istituzionale e non potrebbero assumere il ruolo di parti sociali nei confronti dello Stato, ad esempio per rivendicare misure fiscali di favore, welfare o sostegni economici.

Diversa, invece, la funzione delle associazioni di categoria, sia nell’area delle professioni ordinistiche sia in quella delle professioni disciplinate dalla legge n. 4/2013. Spiega ancora la Lapet che è a questi soggetti, cui si aderisce su base volontaria, che spetta la tutela degli interessi economici e sociali degli iscritti. In questa sede si collocherebbe la rappresentanza politico-sindacale del lavoro professionale, inclusa la negoziazione delle misure di sostegno e la richiesta di piena equiparazione rispetto all’impresa.

La tutela del professionista sul piano economico non può essere ricondotta dunque alla sfera amministrativa degli ordini, ma deve essere esercitata da organismi rappresentativi di natura associativa e sindacale.

Frammentazione del settore e rischio di esclusioni

Un ulteriore elemento critico, secondo l’associazione, è la frammentazione del comparto professionale, che finirebbe per indebolirne la capacità di interlocuzione con il legislatore. Sul punto Falcone è esplicito: “La frammentazione è da sempre stato il tallone d'Achille del settore - ribadisce -. Le divisioni tra professioni offrono al legislatore l'alibi perfetto per procedere a colpi di esclusioni”.

Tuttavia, starebbe maturando un terreno comune con altre confederazioni professionali sul superamento della tradizionale contrapposizione tra ordini e associazioni, in favore di una più chiara ripartizione di funzioni.

“Si intravede uno spiraglio positivo: il superamento del principio della distinzione tra ordini e associazioni sta trovando terreno comune anche presso altre confederazioni. Una coalizione compatta, capace di portare avanti istanze unitarie basate sulla normativa europea (che già equipara il professionista all'impresa), renderebbe impossibile ignorare la categoria durante la stesura di provvedimenti cruciali per tutti i professionisti”.

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