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Lapet chiede al Senato un intervento sui limiti della responsabilità professionale, soprattutto in materia di sanzioni tributarie, e sollecita una revisione delle regole che oggi, secondo l’associazione, continuano a penalizzare i liberi professionisti rispetto alle imprese.
È questo il messaggio portato dal presidente nazionale Roberto Falcone nel corso dell'ultima audizione davanti alla Commissione Finanze del Senato sul DL 38/2026, recante “Disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica”. Un intervento che ha toccato più fronti, ma che ha avuto come asse centrale la richiesta di superare un quadro normativo ritenuto ormai non più coerente con il ruolo economico, tecnologico e organizzativo delle professioni.
Sul piano fiscale, Falcone ha denunciato quella che Lapet considera una mancata equiparazione tra professionisti e imprese, con una conseguente violazione del principio di neutralità fiscale. Oggi, infatti, i benefici previsti per l’acquisto di beni strumentali, comprese le maggiorazioni dell’ammortamento, restano riservati alle Srl e alle ditte individuali. Un'impostazione che, secondo l’associazione, non tiene conto della trasformazione degli studi professionali, sempre più strutturati come veri “hub di dati” interconnessi.
Da qui la richiesta di estendere anche ai tributaristi e agli studi professionali gli incentivi già riconosciuti al mondo dell’impresa. Ma non solo. Lapet propone anche di affiancare all’iper-ammortamento, pensato per investimenti più complessi, un “super-ammortamento” rivolto a micro-strutture e professionisti, per sostenere l’aggiornamento tecnologico ordinario e contrastare il rischio di obsolescenza dei servizi.
Nello stesso quadro, l’associazione segnala anche l’esclusione dai benefici per chi aderisce al CPB, giudicata una “penalizzazione ingiustificata” a carico di contribuenti che l’Amministrazione finanziaria considera già affidabili.
L’audizione è stata anche l’occasione per avanzare una proposta di modifica all’articolo 8 del decreto, con l’obiettivo di equiparare il convivente di fatto al familiare nell’ambito dell’impresa familiare. Una richiesta che recepisce la sentenza n. 148/2024 della Corte costituzionale e che punta ad allineare la norma alla realtà sociale, riconoscendo il contributo stabile dei conviventi alle attività economiche.
Ma è sul terreno della responsabilità sanzionatoria che Lapet ha acceso il faro più forte. Secondo l’associazione, la recente sentenza n. 5638/2026 della Cassazione rischia infatti di spostare in modo improprio sul professionista il peso delle violazioni commesse dal cliente.
Il timore è che l’intermediario possa essere chiamato a rispondere per dati falsi forniti dal contribuente anche quando queste falsità non siano rilevabili con la normale diligenza professionale.
“È impensabile che il professionista diventi un garante di ultima istanza dell’erario, con poteri ispettivi che spettano solo allo Stato”, ha sottolineato Falcone, chiedendo di ripristinare una netta distinzione tra dolo e colpa. Per Lapet, infatti, va evitato che la semplice trasmissione telematica di una dichiarazione possa tradursi automaticamente in un concorso nelle violazioni del cliente. Il DL 38/2026, secondo l’associazione, può diventare il veicolo per correggere squilibri ormai evidenti. “È un’occasione da cogliere per correggere le asimmetrie del sistema”, ha concluso Falcone.
La richiesta è dunque quella di tutele sanzionatorie certe, parità di trattamento negli incentivi alla digitalizzazione e un quadro normativo che rispecchi davvero il ruolo sociale e tecnologico dei professionisti moderni.