6 giugno 2026

Ordinamenti professionali, il Senato accoglie la linea Lapet: sì al principio delle attività libere

La commissione Giustizia approva l’emendamento che distingue in modo netto tra attività riservate per legge e attività libere, confermando il modello sostenuto dalla Lapet e tutelando oltre 500 mila professionisti della legge 4/2013

Comunicato stampa Lapet

Ordinamenti professionali: la commissione giustizia del Senato approva il principio delle "attività libere". Tutte le attività che la legge non indica espressamente come riservate a una o più professioni sono libere e possono essere svolte da tutti i professionisti: è questa la riformulazione emendativa che la commissione, nell’ambito dell’esame del disegno di legge n. 1663 (delega al Governo per la riforma della disciplina degli ordinamenti professionali) ha approvato, recependo così il principio fortemente richiesto dalla Lapet.

"Si tratta di un intervento normativo straordinario per il quale va reso merito ai senatori firmatari, sia di maggioranza che di opposizione: Matera, Zanettin, Gasparri, Mancini, Berrino, Cucchi, De Cristofaro, Magni, Bazoli. Hanno dimostrato una grande sensibilità sul tema e un profondo senso di responsabilità. – ha commentato il presidente nazionale Roberto Falcone - L’affermazione di questo principio da parte del legislatore rappresenta un successo non solo per la categoria dei tributaristi, ma per tutto il comparto delle professioni non ordinistiche di cui alla legge n.4/2013. Per altro, questo passaggio diventa fondamentale anche in vista dell'altra legge delega che riguarda la riforma dell'ordinamento dei dottori commercialisti".

Per comprendere la portata di questa svolta, occorre ripercorrere le tappe della vicenda. Il rischio di un vero e proprio "cortocircuito" era stato l'allarme lanciato da Falcone in qualità di segretario generale Assoprofessioni, durante l’audizione al Senato dello scorso 22 gennaio. La proposta di modifica suggerita riguardava infatti la sostituzione dell’aggettivo "attribuite" con "riservate", una scelta decisiva per mettere in sicurezza il mercato e il futuro di oltre 500.000 professionisti regolati dalla Legge n. 4/2013. Durante l’audizione, Falcone aveva sollevato una questione apparentemente terminologica ma che, nei fatti, rappresenta una questione di sopravvivenza economica per migliaia di operatori. La formulazione originaria rischiava infatti di creare una sovrapposizione pericolosa: equiparare l’attribuzione per competenza alla riserva avrebbe potuto trasformare ogni attività tipica degli ordini professionali in un’esclusiva assoluta, escludendo in tal modo la libertà di esercizio.

La nuova formulazione approvata giunge a fare chiarezza una volta per tutte e ristabilisce l'equilibrio del mercato, ridefinendo i confini tra: attività riservate, un'esclusiva d’esercizio sancita dalla legge per tutelare interessi superiori dello Stato (come la fede pubblica, la salute o la giustizia) e attività libere, ambiti e compiti professionali per i quali non esiste alcuna esclusiva, aperti alla concorrenza.

In definitiva, “riscrivere la norma stabilendo che tutto ciò che non è esplicitamente riservato dalla legge sia da considerarsi libero permetterà di: garantire la tenuta e la coesistenza del sistema duale (da un lato le professioni ordinistiche, dall'altro le professioni della legge n. 4/2013); preservare la legittima operatività di tutti i professionisti; evitare infiniti contenziosi interpretativi e aule di tribunale intasate. Ricordo a tal proposito (solo per citarne una tra le più recenti), l’eloquente ordinanza n. 7128/2026 della Corte di Cassazione che riafferma, con fermezza, la netta distinzione tra attività professionali libere e quelle riservate. Pertanto, solo attraverso una chiara distinzione semantica e giuridica è possibile modernizzare gli ordinamenti professionali senza distruggere quel prezioso tessuto di competenze che, ogni giorno, supporta concretamente la crescita del sistema economico nazionale” ha  concluso il presidente.

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