7 marzo 2013

Cdl: al bando gli abusivi

Plauso di Marina Calderone alla sentenza di Cassazione. Ora bisogna vigilare sulla giusta applicazione.
Autore: Redazione Fiscal Focus

La sentenza - La sentenza n. 9725/13 della Corte di Cassazione – Sesta Sezione Penale, pubblicata lo scorso 28 febbraio, ha inevitabilmente trovato largo accoglimento nella categoria dei consulenti del lavoro. La stessa Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale, ha espresso viva soddisfazione in riferimento alla decisione degli ermellini.

Il caso
- In sostanza, la sentenza ha ritenuto colpevole del reato stabilito dall’articolo 348 del codice penale il socio che, non avendone né titolo né abilitazione, ha svolto la professione di consulente del lavoro. Ciò a prescindere dal fatto che l’azienda fosse partecipata da un’associazione di categoria abilitata. Il socio in oggetto compilava le buste paga per i dipendenti delle aziende clienti della società.

L’allerta dei cdl – Come abbiamo visto, il caso in oggetto ha generato immediatamente una pronta reazione da parte di consulenti del lavoro, che al momento leggono la sentenza alla stregua di una vera e propria tutela nei loro confronti. Tuttavia i professionisti guidati da Marina Calderone non hanno manifestato l’intenzione di abbassare la guarda per quel che concerne l’esercizio abusivo di quelle attività che costituiscono le loro specificità professionali. “Vigileremo sull'applicazione di questa giusta sentenza – ha assicurato il presidente del Cno – Sussistono gli estremi del reato di esercizio abusivo di una professione laddove la gestione dei servizi e degli adempimenti in materia di lavoro, previdenza e assistenza sociale venga curata, non da dipendenti di un'associazione di categoria, ma da un soggetto privo del titolo di consulente del lavoro, ovvero non iscritto al relativo albo professionale, che sia socio di una società solo partecipata da una di quelle associazioni di categoria”. La sentenza, da parte sua, non lascia spazio a eventuali diverse interpretazioni, poiché è chiaro che per la Suprema Corte le consulenze del lavoro non possano essere delegate a terzi. “La sentenza non fa che avvalorare la centralità e la necessità del consulente del lavoro nell'ambito della gestione dei rapporti di lavoro. Siamo nell'ambito della gestione i diritti fondamentali dei lavoratori che non possono essere affidate a chiunque. È una sentenza che affonda la visione mercantile che sta alla base degli interventi di depotenziamento del sistema ordinistico – conclude la Calderone - Abbiamo già avviato l'iter istituzionale necessario per far rispettare i condivisibili principi contenuti nella sentenza. La nostra vigilanza sulla sua applicazione sarà altissima”.

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