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Il Consiglio nazionale e la Fondazione nazionale dei commercialisti hanno pubblicato il documento “Il concordato minore nel Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”, elaborato dalla Commissione di studio “Sovraindebitamento e procedure minori”, presieduta da Stefania Ricciarelli, con la consigliera delegata Giovanna Greco.
Il lavoro approfondisce la procedura disciplinata dagli articoli 74-83 del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, offrendo non solo una ricostruzione normativa e giurisprudenziale dell’istituto, ma anche indicazioni operative, analisi della documentazione da allegare alla domanda e modelli di proposta e piano, sia in continuità sia in forma liquidatoria.
Il documento colloca il concordato minore tra gli strumenti di regolazione della crisi destinati ai soggetti sovraindebitati, con esclusione del consumatore. Possono accedervi, tra gli altri, professionisti, imprenditori minori, imprenditori agricoli, start-up innovative e altri debitori non assoggettabili alla liquidazione giudiziale o ad altre procedure liquidatorie.
Al centro dell’analisi vi sono i presupposti soggettivi e oggettivi di accesso alla procedura. Il presupposto oggettivo è rappresentato dal sovraindebitamento, che comprende sia lo stato di crisi sia lo stato di insolvenza. La crisi viene letta in chiave prospettica, come difficoltà che rende probabile l’insolvenza, mentre l’insolvenza si manifesta attraverso inadempimenti o altri elementi esteriori che dimostrano l’incapacità del debitore di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni.
Particolare attenzione è dedicata anche ai casi più controversi, come quello dell’imprenditore individuale cancellato dal registro delle imprese, rispetto al quale il documento dà conto di un dibattito giurisprudenziale non uniforme sull’ammissibilità del concordato minore, soprattutto nella forma liquidatoria con apporto di finanza esterna.
Uno degli aspetti centrali dell’elaborato riguarda la presentazione della domanda. La procedura passa attraverso l’Organismo di composizione della crisi, chiamato a supportare il debitore nella predisposizione dell’istanza e nella verifica della completezza e attendibilità della documentazione.
Alla domanda devono essere allegati il piano, i bilanci, le scritture contabili e fiscali obbligatorie, le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni, una relazione aggiornata sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria, l’elenco dei creditori con le rispettive cause di prelazione e l’indicazione degli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione compiuti negli ultimi cinque anni.
Il documento si sofferma inoltre sulla relazione particolareggiata dell’OCC, che deve ricostruire le cause dell’indebitamento, valutare la diligenza del debitore, esaminare la completezza della documentazione e offrire ai creditori e al Tribunale un quadro attendibile della situazione. In questa prospettiva, il ruolo dell’OCC non è meramente formale, ma diventa centrale per la tenuta dell’intera procedura.
Il concordato minore viene analizzato nelle sue due principali declinazioni: quello in continuità e quello liquidatorio. La prima ipotesi è favorita dal legislatore, poiché consente la prosecuzione dell’attività imprenditoriale o professionale. La seconda resta praticabile, ma richiede l’apporto di risorse esterne che incrementino in misura apprezzabile l’attivo disponibile al momento della domanda.
Il documento propone modelli di proposta e di piano, con specifiche considerazioni per l’imprenditore agricolo e per il professionista. Questo taglio operativo rappresenta uno degli elementi più rilevanti dell’elaborato, pensato per accompagnare i professionisti nella costruzione concreta delle soluzioni di regolazione della crisi.
Il quadro resta tuttavia in evoluzione. Il documento evidenzia le modifiche intervenute con i decreti correttivi al Codice della crisi e richiama la necessità di confrontarsi, nei prossimi anni, con la Direttiva UE 2026/779 del 30 marzo 2026, il cui termine ultimo di recepimento è fissato al 22 gennaio 2029. In un contesto normativo ancora mobile e attraversato da orientamenti giurisprudenziali non sempre uniformi, il lavoro dei Commercialisti si propone dunque come una guida pratica per professionisti, debitori, creditori e operatori della crisi.