11 luglio 2012

Cup: il Dpr danneggia i giovani

I punti critici della riforma commentati da Marina Calderone
Autore: Redazione Fiscal Focus

Un Dpr che non convince - Si potrebbe ben dire che la lingua batte proprio dove il dente duole. Così potrebbe essere commentata, in maniera semplicistica quanto reale, la riforma del mondo professionale messa in atto dal cosiddetto Dpr Severino. A ben vedere, si è trattato di un testo che, pur avendo trovato timido accordo, ha generato grandi prese di posizioni all’interno dei ranghi professionali. Ne abbiamo parlato nei giorni scorsi e continueremo a farlo finché l’acqua di questo pentolone sulla via dell’esplosione non si cheterà. In sostanza, i professionisti non hanno mandato giù il fatto di non esser stati convocati e di esser venuti a conoscenza dello schema di regolamento a giochi ormai fatti. E questo lo si è sottolineato molte volte negli ultimi giorni, mettendo insieme opinioni trasversali provenienti dal multidisciplinare settore delle libere professioni. Oggi è ancora una volta Marina Calderone, nelle vesti di presidente del Cup, a tirare le somme dei due elementi negativi interni al Dpr. Vediamo di seguito su quali questioni si è focalizzata l’attenzione del leader professionale.

Penalizzazione per i giovani – Le nuove regole di tirocinio e formazione limiterebbero le possibilità di accesso ai giovani desiderosi di intraprendere la carriera professionale. Questa è la categorica opinione del presidente del Cup, che non lesina argomentazioni a favore della propria tesi. Il parere di Marina Calderone è che “con la frequenza obbligatoria di 200 ore diventa davvero limitato il periodo nel quale il praticante potrà frequentare lo studio professionale e acquisire competenze tecnico-professionali. Era stata condivisa la scelta dell'anticipazione del praticantato di un semestre nel corso degli studi universitari; l'ulteriore previsioni di un corso di formazione semestrale rende minima la sua preparazione”. Altro punto a svantaggio dei giovani praticanti, peraltro già evidenziato dal presidente del Cndcec, Claudio Siciliotti, riguarda il limite di anzianità del dominus presso il quale il tirocinante potrà svolgere la pratica. Secondo il Dpr redatto da ministro Severino, il professionista dovrà avere alle spalle almeno cinque anni di iscrizione al proprio Ordine. Ciò detto, Marina Calderone ritiene che “se da un lato è garanzia di maggior competenza tecnica del professionista, dall’altro riduce in modo esponenziale la platea dei soggetti che possono essere disponibili ad accogliere i praticanti in studio”. La problematicità, infatti, risiede nel dato di fatto che vi è una vasta percentuale di iscritti agli Ordini con un’anzianità professionale inferiore ai cinque anni.

Nuovo sistema di formazione e disciplinare (dannoso)
– In questo caso, lo schema di regolamento attualmente al vaglio del Consiglio di Stato dispone che le attività formative potranno esser prese in carico, autonomamente rispetto agli Ordini, dalle associazioni professionali. “Questa formula evasiva rischia di ampliare i soggetti che possono gestire la formazione magari secondo logiche di mercato che potrebbero penalizzare soprattutto i giovani praticanti”. Ancora una volta danni per i giovani, quindi. Tant’è che la particolare pericolosità di un siffatto sistema formativo è riscontrata da Marina Calderone, nello specifico, per quel che concerne la formazione che permette di accedere alla professione, “avremmo preferito che le competenze restassero in capo agli ordini professionali e alle università”. Per quel che concerne i provvedimenti disciplinari, inoltre, il presidente del Cup non intravede alcuna garanzia di trasparenza come invece è stato propagandato. La dannosità in questo caso è dovuta al fatto che i membri dell’organismo nazionale giudicante in situazioni disciplinari saranno i primi dei non eletti al Consiglio nazionale della categoria. “Quindi, coloro che sono stati bocciati per un progetto politico-istituzionale troveranno collocazione in una funzione, come quella disciplinare, di estrema delicatezza per qui equilibri stessi della professione”. E fin qui sono stati espressi i punti focali sui quali l’attenzione critica del presidente Calderone si è soffermata. La palla ad oggi è ancora al Consiglio di Stato, pertanto si sperano e si attendono ulteriori modifiche migliorative entro la fatidica data del 12 agosto.

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