21 novembre 2011

Welfare a tutela degli iscritti alla gestione separata

Un nuovo interpello ministeriale fa marcia indietro su quanto stabilito dalla finanziaria 2007, prevedendo nuovamente l’erogazione dei benefici assistenziali anche agli iscritti alla gestione separata.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Interpello Welfare - Si è dovuto aspettare l’interpello n. 42/2011 del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per poter accertare, anche ai professionisti iscritti alla gestione separata, le tutele in materia di maternità, malattia e assegno per nucleo familiare. Gli unici esclusi saranno i soggetti che sono già iscritti ad altre tipologie previdenziali, nonché coloro che hanno in corso un trattamento pensionistico. A questo punto, verrebbe spontaneo chiedersi dove risiede la novità introdotta dall’interpello. Ebbene, risulta dunque necessario ripercorrere brevemente le riforme in materia attuatesi negli ultimi anni per riscontrarne i cambiamenti e comprendere a pieno la bontà dell’ultimo interpello. La situazione fino al 31 dicembre del 2006 era sostanzialmente identica per tutti i professionisti, anche per quelli iscritti alla gestione separata. In seguito, con la legge finanziaria per il 2007, le cose cambiarono, poiché agli iscritti alla gestione separata che non avevano rapporti assicurativi presso altra forma obbligatoria venne imposto un aumento contributivo e un’esclusione dalle agevolazioni assistenziali quali maternità, malattia e congedo parentale, oltreché la soppressione dell’assegno per nucleo familiare. In aggiunta a disposizioni di siffatta natura, si pose l’indirizzo n. 12768/2007 dell’Inps che sottolineava le esclusioni previste nella finanziaria. Oggi invece, grazie all’intervento del Dicastero del Welfare, agli iscritti in gestione separata, previo pagamento di contributo pieno (27% più 0,72% per prestazioni assistenziali), non può più essere negata la garanzia dei servizi assistenziali di base.

La risposta dei beneficiari – Associazioni quali quelle dei tributaristi italiani, i cui membri sono tradizionalmente iscritti alla gestione separata, hanno vissuto i provvedimenti dell’ultimo intervento come una sorta di vittoria che ha visto prevalere i rispettivi diritto su decisioni governative che parevano ingiuste. A ben vedere, la situazione prima dell’interpello n. 42/2011 del Ministero del Lavoro poneva una disparità di trattamento a fronte di una parità contributiva. E’ dal 2007, quindi, che i tributaristi italiani si stavano muovendo al fine di riportare tutto alle condizioni di equità garantite nel periodo precedente all’entrata in vigore dell’allora legge finanziaria. Obiettivo raggiunto solo ora, ma con grande soddisfazione. “Alla luce del principio secondo cui tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, a parità di contribuzione devono tutti poter usufruire delle identiche prestazioni – spiega Roberto Falcone, leader Lapet - Per questo l'esclusione dei professionisti iscritti alla gestione separata ex legge 335/95 e non assicurati presso altre forme di previdenza obbligatoria, è senza ombra di dubbio una misura incostituzionale per violazione dell'art. 3 della Costituzione sotto il profilo della irragionevolezza e della ingiustificata disparità di trattamento nei confronti di alcune categorie di professionisti di fatto sottoposte all'aumento delle aliquote ma escluse da benefici e agevolazioni”.

Il diritto violato – Gli iscritti alla gestione separata hanno vissuto come una vera e propria violazione di diritti previdenziali l’esclusione dai benefici indetta dall’istituto di previdenza, pertanto si sono trovati a vivere l’ultimo interpello ministeriale come una garanzia di redistribuzione del maltolto. Molte, nel passato, sono state le azioni che le associazioni hanno indetto a tutela dei propri iscritti e nel tentativo di far modificare le disposizioni sia del Governo che dell’Inps. Alla fine, con quasi cinque anni di ritardo, il Ministero ha gratificato le aspettative dei professionisti iscritti alla gestione separata, riconfermando i diritti ingiustamente negati. “Sebbene la recente manovra fiscale abbia previsto un aumento dell'aliquota di un punto percentuale, quantomeno a fronte di tale aumento, tutti i professionisti godranno degli stessi benefici”, ha concluso il presidente dei tributaristi italiani, Roberto Falcone.

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