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Editoriali

20 ottobre 2020

Meglio il calcetto che l’autobus al volo: la lezione di Fantozzi al tempo della pandemia

Autore: Andrea Dili
editoriale forte
Mentre i dati delle ultime settimane evidenziano un preoccupante incremento dei casi di COVID-19, palesando che per archiviare la pandemia sarà necessario ancora tempo, si susseguono i provvedimenti – a livello nazionale e locale – volti a contenere il numero dei contagi.

Se al momento non è ipotizzabile replicare il lockdown dello scorso marzo, che ha sì rallentato la diffusione del virus ma ha lasciato sul campo una fetta rilevante del nostro PIL, è presumibile attendersi che nei prossimi giorni saranno varate ulteriori misure di restrizione, nell’ottica – questa volta – di frenare la pandemia limitandone gli effetti di natura economica (che, poi, il più delle volte sono anche di natura sociale).

Tuttavia, i provvedimenti che si annunciano – e che localmente vengono già messi in atto – sembrano dettati più dalla contingenza del momento che dalla ricerca dell’appropriato bilanciamento tra tutela della salute e tenuta sociale.

Perché se a volte è necessario fare presto (ammesso che lo si stia facendo), spesso è decisamente meglio fare bene.

Così, come a distanza di 6 mesi dallo scoppio della pandemia desta molte perplessità la gestione di scuole dove arrivano i banchi a rotelle ma restano scoperte le ore di didattica, appare cervellotico vietare la vendita di alcolici dopo le ore 18 e proibire le partite di calcetto, quando le medesime persone due volte al giorno sono costrette a servirsi di mezzi di trasporto pubblici dove, specialmente nelle grandi città, si è costretti a stare ben più a contatto che all’interno di un bar o su un campo di calcio. Cose peraltro ovvie perfino al ragionier Fantozzi e magistralmente riportate nelle indimenticabili scene della partita scapoli e ammogliati e dell’autobus al volo (a Roma, più o meno, è ancora così).

Proprio a Roma, ad esempio, la sola metropolitana trasporta 310 milioni di passeggeri ogni anno: è di tutta evidenza, quindi, come proprio dalla gestione dei trasporti pubblici dovrebbe passare una porzione importante delle azioni di contenimento della diffusione del virus. In merito, potrebbe essere opportuno riprendere la proposta avanzata da Confprofessioni sul Sole 24 Ore dello scorso 30 aprile: la diminuzione del numero dei passeggeri dovrebbe essere incentivata attraverso un generalizzato impiego, ove possibile, dell’utilizzo dello smart working.

In un contesto emergenziale dove è a rischio la tenuta del tessuto economico del Paese, l’adozione di tale modello – che per essere efficace implicherebbe il taglio del costo dei lavoratori interessati, attraverso una significativa decontribuzione (anche destinandone una parte a beneficio del lavoratore) – potrebbe essere finanziata dirottandovi le risorse previste per la conferma dell’innalzamento del bonus 80 euro, conferma che, anche considerando la prossima riforma dell’IRPEF, potrebbe essere meno utile e razionale rispetto alle alternative in campo.

Sempre, ovviamente, che tutto ciò sia ritenuto possibile in un Paese dove sembra che lo stesso Parlamento non sia nelle condizioni di votare a distanza. Chissà che lezione ne avrebbe tratto il ragionier Fantozzi…
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